La Lamborghini di verde vestita


2 GEN. 2010 – A volte la sorpresa arriva da chi meno te l’aspetti. Nessuno, infatti, ha mai associato la Lamborghini al concetto di ecosostenibilità: immaginare che l’auto più sportiva e lussuosa che ci sia potesse abbracciare la causa ambientalista pareva quasi un controsenso. Invece, proprio nel 2009 che si è appena concluso con il fallimento del vertice di Copenaghen, la casa produttrice di Sant’Agata Bolognese ha fatto sapere di voler ridurre l’anidride carbonica emessa dalle sue automobili del 35 per cento entro il 2015. Ma non è tutto. Gli interventi riguarderanno anche gli stabilimenti, sul cui tetto – nei mesi scorsi – sono stati installati 17mila metri quadrati di pannelli solari. L’impianto fotolvoltaico sarà capace di produrre una potenza di 1,4 MW e un’energia di 1582 MWh all’anno già dal 2010, e garantirà una riduzione del 20 per cento nelle emissioni dell’insediamento produttivo. Un risparmio energetico a cui si potrà aggiungere un ulteriore 10 per cento ricavato dalla revisione dei sistemi di isolamento, di illuminazione e di riscaldamento.Non c’è dubbio, insomma: si tratta di un vero e proprio cambio di rotta. Basti pensare al fatto che Stephan Winkelmann, presidente e amministratore delegato di Lamborghini, solo un anno e mezzo fa aveva eluso le richieste dell’Unione europea, che auspicava una maggiore attenzione all’ambiente e allo sfruttamento delle risorse. Il dirigente si era giustificato sostenendo che "le Lamborghini in circolazione sono così poche che ridurre le loro emissioni farebbe poca differenza per il clima mondiale". Nel giro di pochi mesi, però, l’azienda controllata dal gruppo Wolkswagen ha dato il via ad un nuovo corso. Winkelmann è tornato sull’argomento a giugno rivelando che a Sant’Agata Bolognese è ormai nato un inedito "senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente" e che l’obiettivo da perseguire è ora quello di realizzare "una gestione sostenibile" della società. Il primo passo è stato quindi intervenire sulle emissioni, anche perchè le Lamborghini custodiscono da tempo lo scettro di automobili più inquinanti del mercato a quattroruote.Secondo i test effettuati dall’Ue, il primato appartiene alla Murciélago, un modello capace di produrre 495 grammi di CO2 al chilometro. Si tratta di una quantità tripla rispetto a quella emessa da una normale berlina e cinque volte superiore a quella delle utilitarie a benzina di bassa cilindrata. La seconda peggiore inquinatrice, la Ferrari 612 Scaglietti, si ferma ad "appena" 470 grammi e altri bolidi come le Aston Martin o le Bentley, per non parlare dei famigerati Suv, rimangono nettamente indietro.Il valore di questi numeri emerge in tutta la sua gravità se lo si confronta con i limiti che si è posta Bruxelles. Con il regolamento 443 del 2009, l’Unione europea ha fissato infatti l’obiettivo di arrivare entro il 2012 a emissioni di 130 g/km, anche se solo per il 65 per cento dei nuovi modelli immatricolati da ogni costruttore. E non si tratta, come può sembrare, di un’impresa impossibile, visto che, secondo l’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, nel primo semestre dell’anno appena concluso le emissioni medie di CO2 provenienti dalle nuove auto immatricolate sono già 138,7 grammi al chilometro, in calo rispetto ai 145 del periodo gennaio-giugno 2008.Anche con un 35 per cento di emissioni in meno, dunque, le Lamborghini non diventeranno di certo ecologically correct. Continueranno a fare gara a sè e per via dei loro consumi non potranno ancora essere considerate auto come tutte le altre. Inoltre, bisogna tener conto del fatto che questi "gioiellini", come diceva Winkelmann, sono davvero un regalo che non tutti possono permettersi. Uno dei pochi privilegiati è stato nientemeno che Batman, che nel film "Il Cavaliere oscuro" guidava una Murciélago 640. Ma in tutta Italia, nel 2008, ne sono stati immatricolati solo 170 esemplari, su un totale di quasi tre milioni di nuovi veicoli.La conversione della Lamborghini all’ecosostenibilità non avrà quindi risultati tangibili in termini di emissioni e di sfruttamento delle risorse. Anzi, le decisioni prese dalla casa automobilistica bolognese puzzano di greenwash: possono cioè essere lette come un tentativo di distogliere l’attenzione dalle oggettive responsabilità che l’azienda ha a livello ambientale. Di certo il gesto in sé è da apprezzare, ma nei fatti incide solo in minima parte su un problema molto più complesso. Perchè far indossare ad un’auto un abito – o, per meglio dire, una carrozzeria – verde non vuol dire renderla rispettosa dell’ambiente.

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