La giustizia italiana è diventata classista


MARZO 2008 – Venerdì 14 marzo si è aperto a Parma quello che è stato definito il processo del secolo, la prima udienza sul crac Parmalat. Una carovana di vagoni pieni di carta il cui risultato sarà solo quello di produrre altre camionate di carta. Una spesa elevata sostenuta dallo Stato per tentare di arrivare a stabilire delle responsabilità ma senza, come molto probabilmente accadrà, che nessuno alla fine, paghi, magari con qualche anno di prigione. Il processo di Parma è una delle facce della giustizia in Italia, un paese dove il funzionamento della giustizia, che dovrebbe essere uno dei pilastri della vita civile e democratica, manca. Per fornire un quadro più dettagliato sulla situazione del nostro sistema giudiziario, Emilianet ha incontrato Bruno Tinti, Procuratore aggiunto di Torino, autore di “Toghe rotte”. Un libro che a partire dal racconto di ciò che succede nelle aule dei tribunali e di come si lavora nelle Procure, tenta di spiegare perché, ad esempio, molte persone condannate per reati finanziari le ritroviamo coinvolte in scandali successivi. O perché i processi spesso finiscono con una sentenza di non doversi procedere per prescrizione.Un ex-manager della Parmalat in un’intervista disse, contro il suo interesse, che è una cosa vergognosa pensare che nel suo caso, se anche venisse condannato a dieci anni alla fine non passerebbe nemmeno un giorno in prigione. Le cose stanno davvero così?Sì, andrà a finire così. Già è difficile, nonostante si tratti di reati come bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, arrivare a dieci anni di galera. Considerando il rito abbreviato, l’indulto, l’affidamento in prova al servizio sociale, il fatto che un po’ di prigione preventiva in diversi l’hanno già scontata, chi verrà condannato nel processo Parmalat è davvero improbabile che finirà mai in prigione. Se poi hanno messo via un po’ di soldi, come è ragionevole che sia, una parte la daranno agli avvocati e l’altra parte se la terranno per loro.Non si può che constatare, dunque, che esista una disparità di trattamento da parte del sistema giudiziario. Chi ruba un pezzo di Parmigiano-Reggiano al supermercato, se viene preso, paga. E paga molto di più di chi trucca bilanci…Sì, paga. La nostra è una giustizia obiettivamente classista. Forse non è voluta proprio così. Non è stata pensata così. Quello con cui ci troviamo a convivere è però un sistema che a causa degli interventi frammentari, ma reiterati numerosissimi, ha finito col non essere più efficiente nei confronti di nessuno. Di nessuno, intendo, che sia in grado di apprestare un minimo di difesa nei confronti del sistema. Siccome gli ultimi della società non sono in grado di apprestare alcuna difesa, è evidente che questi sono gli unici che ne subiscono la severità. Purtroppo la giustizia è un’azienda tarata per operare nei confronti di una parte specifica di cittadini e non cittadini, insomma, anche degli extracomunitari, gli ultimi, i più indifesi, quelli che commettono reati caratteristici per questa fascia della popolazione. Quindi chi viene arrestato perché colto mentre sta rubando un pezzo di formaggio, paga. Anche perché se vieni arrestato, ti processano subito, perché l’arrestato non può stare in carcere aspettando mesi o anni. Se ti processano subito, il reato non va in prescrizione. Se magari, poi, con la gestione della recidiva in vigore ora, il tuo risulta non essere il primo reato che commetti, allora vieni trattato in maniera ancora più severa. Cosa che naturalmente non potrà mai accadere a Berlusconi, lui recidivo non lo diventerà mai, perché non potrà mai essere condannato per falso in bilancio in quanto la legge che si è costruito o non permette di perseguire il falso in bilancio o comunque fa prescrivere il reato. Di fatto è come se esistesse un circuito alternativo della giustizia, fatto apposta per i reati tipici del vertice di una società: corruzione, frode fiscale, falso in bilancio, reati fallimentari. Con chi commette questi reati la giustizia è come se si mettesse d’accordo. E’ proprio costruita in modo che i poveracci la scontano tutta, i nostri dirigenti no.Torniamo all’Emilia-Romagna. Prima abbiamo parlato del processo Parmalat. A far parlare molto sono state però anche le vicende legate al caso Unipol, che hanno fatto dire a qualche politico frasi del tipo “Qui si vuole processare la classe dirigente”…Si tratta di una dichiarazione che denota in maniera esplicita l’insofferenza per il controllo di legalità da parte della classe dirigente del Paese. E’ questo soprattutto che ha contribuito a creare un sistema giudiziario che ha le caratteristiche di cui abbiamo detto. Perché è evidente che una giustizia razionale, efficiente e rapida, può intervenire in maniera incisiva sui comportamenti delittuosi non solo degli ultimi, di chi ruba il formaggio al supermercato, ma anche dei vertici del paese. Ma perché mai la classe dirigente non andrebbe processata? Semmai andrà assolta, all’esito di un processo nei suoi confronti come nei confronti di qualsiasi cittadino. Non si può pretendere di avere un sistema processuale incapace di affrontare i gravi reati che vengono commessi in ogni società evoluta partendo dal presupposto che dev’essere costruito in modo da assegnare il massimo delle garanzie alla classe politica.Detto questo, è importante sottolineare l’importanza che vi sia anche un’informazione corretta dei cittadini. Coloro a cui, in teoria, spetterebbe il ruolo di scegliere i propri rappresentanti, dovrebbero essere portati a conoscenza di quanto due esponenti di un partito hanno detto a certe persone. Un politico può anche parlare con un grande imprenditore, può anche informarsi dello stato di determinate imprese commerciali o finanziarie, ma che si dicano frasi del tipo "facci sognare", io la trovo una cosa assolutamente priva di senso. Forse non è un reato. Anche se è emerso chiaramente che coloro che avevano raccolto le azioni della Bnl, lo avevano fatto in violazione della legge sulle Opa. Un parlamentare è un pubblico ufficiale e l’articolo 331 del codice di procedura penale impone al pubblico ufficiale di denunciare qualunque reato di cui viene a conoscenza. Certo è che se il pubblico ufficiale ignora di trovarsi davanti a un reato, dal punto di vista soggettivo, può anche considerarsi “pulito”. Perché può anche essere che un politico non abbia competenze giuridiche e non sia abbastanza informato. Ma resta il fatto che un avventuriero sta spiegando a un esponente di un partito che vuole comprare la Bnl. La domanda che allora verrebbe da farsi è cosa dovrebbe fregargliene al centro sinistra se Ricucci e Consorte si comprano la Bnl? Perché sono così interessati? Perché un politico vuole sognare e un’altro dice "abbiamo una banca"? Che ci fanno con una banca? A che gli serve? E con quali soldi la vogliono comprare? Secondo me a questi interrogativi dovrebbero poter corrispondere, per i cittadini, anche delle risposte.In campagna elettorale hai sentito qualcuno parlare di giustizia, di mettere a posto il sistema giudiziario?Nessuno. Questa non è una prova, perché non è che io segua assiduamente la campagna elettorale dei partiti. Ma che qualcuno abbia detto "facciamo qualcosa per la giustizia" a me non risulta. E’ come se la giustizia in Italia non esistesse. Va tutto bene evidentemente. L’unico accenno fatto alla giustizia che ho sentito è stata l’apertura di Veltroni alla castrazione chimica nei confronti dei pedofili e il solito appello ad aumentare le pene. Come se aumentare le pene fosse una soluzione. Le cose da fare sarebbero invece altre: sistemare i processi, modificare il codice di procedura penale, ripristinare certe leggi totalmente cambiate dal governo di centro destra. Ma questo non l’ho sentito dire. Il problema giustizia non interessa a nessuno.

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