La Gelmini fa propaganda


BOLOGNA, 13 GEN. 2010 – Gli interrogativi intorno al tetto di 30% stranieri nelle classi sono tanti. Tra chi non ha compreso le indicazioni del ministro della Pubblica Istruzione c’è anche Vasco Errani. “Il 30% come si rapporta con il piano di ridimensionamento scolastico?”, è stata la domanda retorica del presidente della Regione Emilia-Romagna. “Se contemporaneamente mi dici il 30%, poi si riduce il numero delle classi perché si riducono gli insegnanti, come si tengono insieme queste due cose?”, si è chiesto Errani parlando con i cronisti a margine della presentazione a Bologna del Rapporto sulle giovani generazioni.“Occorre uscire dalla propaganda – ha spiegato Errani – e decidere di affrontare questo problema per la qualità che ci propone. E cioè quella di costruire processi di didattica, di formazione, di educazione di qualità che riguardano sia i ragazzi e i bambini che sono nati nelle famiglie italiane, sia i bambini che sono nati nelle famiglie che sono qua per lavorare”. Per Errani “non si possono fare politiche disomogenee perché se una politica va in una direzione e un’altra va nell’altra poi i conti non tornano”. Il problema “è costruire una società multietnica. Il tema non è buonismo o repressione. Il problema è lavorare sulla conoscenza, sulla reciprocità, sulle identità di una comunità che cambia”.Errani ha anche aggiunto che un posizionamento propagandistico non fa bene alla cultura del Paese, specie in un momento dove “in un paese della Calabria è accaduto quello che è accaduto”. “Lo dico nell’interesse della comunità – ha spiegato Errani – Penso che il ruolo delle nuove generazioni sia assolutamente decisivo. Noi investiremo di più, dovremo investire di più, nei prossimi anni in progetti della scuola legati alla autonomia sui temi delle diversità, dell’integrazione, della ricerca di una sintesi culturale che arricchisca la nostra identità”.“Il tema qui non è buonismo – ha ribadito – No. E’ diritti e doveri. Per tutti. Per arrivare alla responsabilità in una società dove il messaggio fondamentale è ‘sei deresponsabilizzato: se ce la fai bravo, il resto fregatene’. E’ su questo che si deve combattere culturalmente”. Perché per Errani stare “ad osservare questa dinamica pseudo-culturale non basta più. Dobbiamo metterci in campo, ciascuno con le proprie idee politiche, culturali religiose, per rendere migliore la nostra società” e “le istituzioni non possono stare a guardare”.

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