La Gambro delocalizza, a casa in 400. Scatta lo sciopero


MODENA, 27 GEN. 2011 – La notizia è rimbalzata da un capo all’altro del corteo dei metalmeccanici a Bologna e da un capo all’altro della nostra provincia: la Gambro, la multinazionale proprietaria della storica azienda del biomedicale di Medolla, ha deciso di delocalizzare la produzione. Tradotto significa 400 persone in esubero su 900 lavoratori in organico.I lavoratori hanno deciso azioni di lotta ad oltranza: sciopero da subito almeno fino a domenica. L’azienda di cui sono dipendenti non è in sofferenza per la crisi. La decisione presa però è quella della delocalizzazione di parti della produzione: tradotto in modenese significa che lo storico stabilimento di Medolla non è più considerato strategico.Sui circa 900 dipendenti della Gambro è piombato, come una tegola, il cambio di strategia della multinazionale proprietaria: in prospettiva significa un esubero di 400 persone, ovvero in pratica, quasi la metà dei lavoratori. Per il sindacato non solo la scelta è sbagliata dal punto di vista industriale, ma è assurda e devastante per il territorio.L’azienda – con un proprio comunicato – precisa che cesserà la produzione di linee sangue a Medolla ed esternalizzerà alcune lavorazioni nella Repubblica Ceca, in Cina e in Messico. La decisione è stata presa per rafforzare a livello globale la posizione del gruppo in alcuni settori specifici laddove risiedono – si legge nel comunicato – “le migliori opportunità di creazione di valore per i clienti e la nostra azienda”.In mattinata davanti allo stabilimento si sono recati i tre sindaci di Medolla, Mirandola e Concordia: hanno espresso grande preoccupazione per ciò che sta accadendo e solidarietà ai lavoratori il cui posto di lavoro è in pericolo.LA PREOCCUPAZIONE DEL VESCOVOPreoccupazione su quanto sta succedendo alla Gambro viene espressa oggi anche dal vescovo di Carpi Monsignor Elio Tinti: “Capisco le complessità che un’azienda deve fronteggiare – dice il vescovo –  ma la salvaguardia dei posti di lavoro non può non essere considerata un obiettivo primario”.

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