“La Fondazione Manodori è un malato terminale”


©TelereggioREGGIO EMILIA, 27 OTT. 2011 – "Il patrimonio della Manodori sta svanendo, non riteniamo essere corresponsabili dell’attuale immobilismo". Quattro membri del consiglio generale della Fondazione hanno lanciato l’allarme e hanno chiesto al presidente Gianni Borghi di aprire un confronto con la città. "In questa Fondazione la gestione è stata molto verticistica", ha dichiarato Gianni Vezzani, uno dei firmatari della lettera.
La critica è rivolta al presidente della Fondazione. "E’ urgente aprire un confronto sull’andamento degli investimenti", hanno detto i quattro consiglieri Gianni Vezzani, Walter Vezzosi, Armando Anceschi e Gino Mazzoli. I motivi di allarme sono stringenti: la partecipazione azionaria è scesa a 120 milioni di euro, con perdite di valore enormi. Mazzoli ha ricordato che l’ investimento in Unicredit  ha visto decrescere il suo valore del 90%.Anche l’investimento in azioni del Banco Popolare – dicono i consiglieri – è stato fallimentare, come quello in Enel e Iride. E poi Unicredit potrebbe decidere un aumento di capitale che diluirebbe la partecipazione. A questo punto – dicono i quattro – il vertice della Fondazione non può continuare a essere autoreferenziale.  E’ a rischio un patrimonio collettivo accumulato nel tempo. Vezzani ha paragonato la Manodori a un malato di tumore curato con l’aspirina e ha invitato i vertici della Fondazione a coinvolgere tutti gli attori della città.

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