La Fondazione Manodori davanti a tre opzioni


© TelereggioREGGIO EMILIA, 1 DIC. 2011 – Contrarre debiti per alcune decine di milioni di euro in modo da poter sottoscrivere integralmente l’aumento di capitale di Unicredit: c’è anche questa opzione nella terna di ipotesi esaminate dal consiglio di amministrazione e dal consiglio generale della Fondazione Manodori. L’ipotesi di non partecipare affatto all’aumento di capitale è la più accademica. Quella di aderire solo in parte – finanziando la sottoscrizione con la vendita delle opzioni restanti – è la più probabile. Ricalcherebbe la scelta compiuta nel gennaio 2010 e consentirebbe di partecipare alla ricapitalizzazione pur nella situazione di carenza di risorse in cui si trova la Manodori.La terza ipotesi sul tavolo – chiedere alle banche i soldi per sottoscrivere l’intero aumento di capitale – è invece inedita. Mai nella sua storia la Fondazione si è indebitata per realizzare operazioni finanziarie. Figuriamoci per un esborso di capitale di oltre 50 milioni di euro. Questa opzione è la più arrischiata, eppure tenta gli amministratori dell’ente, che vedono altre fondazioni incamminarsi sulla stessa strada e pensano di poter prendere due piccioni con una fava: impedire la diluizione della quota in Unicredit e far scendere il valore di carico medio dei titoli della banca, in modo da non dover registrare a bilancio minusvalenze e anzi potendo approfittare di un eventuale rialzo delle quotazioni per vendere un po’ di azioni.È una scommessa piuttosto rischiosa. Non solo perchè i debiti costano, ma anche perchè le banche finanziatrici chiederebbero probabilmente alla Fondazione, a garanzia del debito, una sorta di pegno – che in gergo tecnico si chiama collaterale – sulle stesse azioni Unicredit o su altri titoli. Se va male, c’è il rischio di scavarsi la fossa.

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