La foglia di fico del digitale


BOLOGNA, 29 NOV. 2010 – L’analogico si vedeva peggio, però almeno si prendeva. Questo dice chi abita in zone ancora non raggiunte dal digitale terrestre, e dove forse il nuovo tipo di segnale non arriverà mai. Quello vecchio, invece, di segnali, lo scomparso analogico, arrivava "sporco", ma qualcosa il televisore riusciva a interpretarlo. Col digitale invece o il segnale c’è tutto oppure niente, nessuna via di mezzo, buio completo. In Emilia Romagna gli utenti che potrebbero avere difficoltà a vedere bene il digitale terrestre sono circa 10 mila in Emilia-Romagna. Abitano per lo più in zone impervie e in montagna non coperte dal segnale digitale terrestre. Per loro un aiuto (complementare, e non alternativo al classico decoder) è TivùSat, la prima piattaforma satellitare italiana senza abbonamento che consente di vedere oltre 50 canali tv, gli stessi disponibili sul digitale terrestre. Ma senza le emittenti locali però, alle quali per essere trasmesse via satellite, viene richiesta un cifra per i loro bilanci insostenibile. Impianto satellitare vuol dire che sul tetto di casa occorre installare una parabola. Il dispositivo è stato presentato a Bologna nella sede di Lepida, la rete telematica a banda larga dell’Emilia-Romagna. Per vedere la maggior parte dei canali nazionali e una selezione di quelli internazionali con TivùSat, la parabola va orientata sul satellite Eutelsat (13 gradi est). In più serve un’apposita smart card, che si può inserire in un decoder qualsiasi (si richiede alla Rai per un costo inferiore a 20 euro, o un po’ meno se si ritira direttamente nelle sedi regionali Rai) oppure è già compresa nell’acquisto di un decoder TivùSat (costo inferiore a 100 euro). La tessera si attiva telefonicamente o via web e non ha una scadenza.La piattaforma fa capo a Tivù, società partecipata di Rai, Mediaset, Telecom Italia media, Frt e Aeranti Corallo. Finora a livello nazionale sono state attivate 700 mila card (pari al 2% della popolazione televisiva italiana), di cui oltre 620 mila sono di famiglie che per il 30% le usano nelle seconde case di montagna. A differenza del digitale terrestre che usa l’etere e i trasmettitori presenti sul territorio, quello satellitare usa uno o più satelliti geostazionari per far arrivare il segnale nelle abitazioni.

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