La Fiom se ne va dall’ex Weber. “Ma torneremo”


BOLOGNA, 13 GEN. 2012 – C’é anche la "carrozzina della Weber" sul furgone bianco che si porta via gran parte dell’archivio Fiom che era nella Magneti Marelli di Bologna. Sulla base di un passeggino di una volta (ormai arrugginito), gli operai dell’azienda, fondata nel 1923 da Edoardo Weber, avevano aggiunto tre campane e due trombe da suonare nei cortei o nello stabilimento. Ora è stata sfrattata. Anche quella, insieme a foto storiche, volantini, bandiere e ai sei delegati della Fiom (maggioritari). Come previsto dall’accordo Fiat non firmato dalla Cgil, i suoi uomini nell’azienda di via del Timavo devono andar via. Poco dopo mezzogiorno il momento dell’addio, con un gruppetto di lavoratori che ha lasciato la saletta sindacale a loro riservata ma che, uscendo, non ha rinunciato ai simboli sventolando le bandiere rosse della Fiom. Compresa quella, un po’ sdrucita, datata 1969. In mano alcuni scatoloni, una parte del vasto archivio storico della Fiom spostato provvisoriamente nella Camera del lavoro di via Marconi. Foto di Giuseppe Di Vittorio, Claudio Sabattini fino a Cofferati che abbraccia due lavoratrici, oppure articoli di giornale e volantini di fine anni ’50 in cui si diceva "no" ai sindacalisti Cgil in azienda. Corsi e ricorsi storici. "Oggi è un giorno importante ma anche triste", confessa Bruno Papignani, "roccia" della federazione provinciale Fiom che alla Magneti Marelli ha quasi l’80% degli iscritti (sono 680 i dipendenti complessivamente) e che in due giorni ha raccolto 485 firme per l’abrogazione del nuovo contratto del gruppo. Perciò avverte Papignani, "Vorremmo tornare, dalla porta principale". Nel frattempo però bisogna ingegnarsi. Il rappresentante dei metalmeccanici propone riunioni organizzate di sabato nella sede Fiom oppure in un camper parcheggiato davanti all’azienda o in una casetta di legno. "Oppure faremo le assemblee per strada con i lavoratori aldilà del cancello. Non avrei mai pensato di vedere una cosa così nel 2012!". In più 100 manifesti tappezzano già la città (con lo slogan ‘Io voglio la Fiom in Fiat’) per lanciare una sottoscrizione popolare per riavere il sindacato in azienda. Da qui anche la provocazione di una cittadinanza onoraria ai lavoratori Magneti Marelli e in particolare ai delegati Fiom, da oggi "clandestini", in alternativa alla cittadinanza mancata al ministro Cancellieri. Il sindacato, inoltre, ha chiesto al Consiglio comunale di convocare un’assemblea dedicata al lavoro e quindi al caso Fiat in città. "Sulla Fiat c’é stato un silenzio spaventoso da parte delle istituzioni", denuncia Papignani e "A chi dice che a Bologna Marchionne non esiste, diciamo che purtroppo non è vero". Una frecciata anche agli altri sindacati: "Più che una spaccatura, qui c’é l’adesione a una politica autoritaria della Fiat".

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