La famiglia Maramottinel ciclone Unicredit


© TelereggioREGGIO EMILIA, 11 GEN. 2012 – La Fondazione Manodori non è l’unico soggetto economico reggiano coinvolto nell’aumento di capitale di Unicredit. In prima fila, con un impegno ancora più rilevante, c’è anche la famiglia Maramotti. Che però rischia a sua volta di pagare un prezzo pesante al crollo del titolo della banca. Dopo il recente accorpamento delle azioni, la famiglia Maramotti possiede poco più di 21 milioni di titoli Unicredit attraverso tre società: le lussemburghesi International Fashion Trading e Max Mara International e l’italiana Cofimar.Il pacchetto corrisponde all’1,18% del capitale della banca. Stando alle informazioni fornite ufficialmente dal consiglio di amministrazione di Unicredit, pare di capire che i Maramotti sottoscriveranno integralmente la loro quota di aumento di capitale. Se così fosse, la famiglia propietaria di Max Mara sottoscriverà circa 42 milioni di nuove azioni al prezzo di 1,943 euro per azione. L’impegno economico sarà dunque di quasi 82 milioni di euro. Una somma a cui bisognerà probabilmenteaggiungere i 3 milioni di euro che Luigi Maramotti, consigliere di amministrazione della banca, sborserà per le nuove azioni sottoscrivibili in virtù dei 762mila titoli che possiede personalmente. Il conto totale, in questo caso, si avvicinerebbe agli 85 milioni di euro.I Maramotti parteciparono anche all’ultimo aumento di capitale di Unicredit, quello del gennaio 2010. In quel caso, però, solo Cofimar e International Fashion Trading sottoscrissero l’aumento, versando 25 milioni di euro. Il valore della partecipazione della famiglia ha seguito quello dell’andamento del titolo in Borsa. Alla fine del 2007 il pacchetto di azioni Unicredit della famiglia valeva 965 milioni di euro. E adesso? Sembra incredibile, ma adesso la quota pre aumento di capitale vale una cinquantina di milioni: la metà di quanti ne abbiano investiti nella banca negli ultimi due anni. Se i Maramotti sottoscriveranno interamente la ricapitalizzazione, il valore del loro pacchetto si attesterà invece attorno ai 150 milioni. Finora la famiglia ha mantenuto le azioni a bilancio al prezzo d’acquisto, senza mai allinearne il valore ai prezzi di mercato.

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