La disoccupazione va su:ER sesta in Italia


BOLOGNA, 12 FEB. 2013 – E’ un mercato del lavoro in continua e profonda trasformazione quello che sta delineando la crisi economica. Dal 2008 al 2012 si sono persi 818mila occupati, con un ritmo di 480 minori occupati al giorno. Una dinamica che colpisce anche il settore dell’artigianato e con esso l’Emilia Romagna, regione in cui hanno un peso preponderante artigiani e piccole e medie imprese che rappresentano il 98% del tessuto produttivo. Una dinamica occupazionale analizzata dal Centro Studi di Confartigianato Emilia Romagna, sulla base di dati Istat, anche in ragione del fatto che il maggiore cedimento dell’occupazione avviene in due settori in cui l’artigianato gioca da sempre un ruolo fondamentale: manifatturiero e costruzioni.La crisi ha portato con sè un processo di selezione anche per le imprese: tra il 2007 e il 2012 le imprese artigiane fanno sono calate del -3,7%, a fronte di una tenuta per le imprese non artigiane, a +0,6%; parallelamente nel 2012 l’occupazione dipendente nell’artigianato indica un saldo negativo tra assunzioni e uscite del 2,2% con un calo meno accentuato per le imprese non artigiane (-1,0%). Pesa inoltre sulla parabola negativa dell’occupazione il costo del lavoro pagato dalle imprese pari a 381,4 miliardi di euro per 11.224.596 dipendenti. Al terzo trimestre del 2012 il costo del lavoro per unità di lavoro sale dell’1,7% con una perdita di competitività notevole per il nostro Paese: in dieci anni costo del lavoro per unità di valore aggiunto in Italia è salito del 24,8% ben 7,8 punti in più del 17,0% dell’Eurozona. In dieci anni la produttività del lavoro in Italia è a ‘crescita zero’ a (0,6%) contro una crescita del 10,1% nell’Euro area e del 16,0% nella media dei Paesi Ocse. Inoltre in Italia il cuneo fiscale è del 47,6%, ovvero di 12,3 punti superiore al 35,3% della media Ocse.Relativamente al livello del tasso di disoccupazione al III trimestre 2012 osserviamo i valori più bassi nel Nord Est e in particolare nella provincia autonoma di Bolzano dove la disoccupazione è la più bassa d’Italia ed è al 4,3%, seguita da provincia autonoma di Trento con 5,8% e dal Friuli-Venezia Giulia con 6,1%; quarto posto per il Veneto con il 6,3%, seguito dalla Valle d’Aosta e al sesto posto dall’Emilia-Romagna con il 6,4% e dalla Lombardia con il 6,7%. All’opposto i tassi peggiori li riscontriamo nelle regioni del Mezzogiorno; in Sardegna il tasso di disoccupazione è del 14,6%, in Sicilia è del 16,4%, in Campania del 17,7% e in Calabria arriva al massimo del 18,1%.Rispetto alla dinamica della disoccupazione negli ultimi 12 mesi gli incrementi più contenuti del tasso di disoccupazione si registrano in Liguria e Valle d’Aosta dove il tasso di disoccupazione sale di 0,7 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, seguite da Puglia, Piemonte e Bolzano con un incrementi di 1,1 punti, dal Lazio con 1,3 punti e nelle Marche con 1,4 punti. All’opposto gli incrementi del tassi di disoccupazione più ampi si rilevano in Sicilia e Sardegna dove il tasso sale di 3,4 punti in un anno, seguita dall’Umbria e Campania con 3,5 punti e dalla Calabria che registra una impennata del tasso di disoccupazione di 7,4 punti in un anno. Brutta anche la performance dell’Emilia Romagna che con un incremento della disoccupazione del 2,1% (tra il terzo trimestre 2011 e il terzo trimestre 2012) è al settimo posto ed è la prima delle regioni del nord.Rispetto, infine, all’incremento del tasso di disoccupazione rispetto al minimo pre crisi si osservano gli incrementi meno ampi a Bolzano dove il tasso di disoccupazione del III trimestre 2012 è superiore al minimo di 2,5 punti, seguito dal Friuli-Venezia Giulia con 3,3 punti in più, dal Veneto e Trento con 3,4 punti in più e da Lombardia e Puglia dove l’incremento è di 3,5 punti. I peggioramenti della disoccupazione nel lungo periodo sono più marcati in Umbria con il tasso di disoccupazione al III trimestre 2012 superiore di 5,2 punti al precedente minimo, nelle Marche con 5,3 punti in più, in Sardegna con 5,9 punti in più, in Calabria con 6,4 punti in più e in Campania con 7,4 punti in più. Decima posizione per l’Emilia Romagna con un incremento del 4,1%.Le ampie differenze territoriali relative al mercato del lavoro si confermano anche in un più ampio contesto europeo: se confrontiamo il tasso di disoccupazione delle regioni italiane con quello delle altre 26 nazioni dell’UE osserviamo che Bolzano diventa il territorio che, con l’Austria, presenta il tasso di disoccupazione più basso dell’intero continente. Le regioni del Nord est – P.A. Trento, Friuli-Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna – sono distanziati rispetto alla Germania per meno di un punto del tasso di disoccupazione (vedi tabella 3).Considerando i dati per le regioni, si osserva che solo in quattro territori la dinamica di lungo periodo è positiva: al primo posto la Provincia Autonoma di Bolzano con il +7,9%, segue la Provincia Autonoma di Trento (+2,4%), la Valle d’Aosta (+1,3%) e l’Emilia-Romagna (+0,2%). Nelle restanti regioni la variazione è negativa: di maggiore intensità quella registrata in Sicilia (-7,5%), segue la Campania con il -7,4%, la Calabria con il -6,6%, la Basilicata con il – 5,4%, la Sardegna e la Puglia, entrambe con il -5,0%, il Molise con il -4,5%, la Liguria con il -3,7%, il Piemonte con il -3,2%, il Friuli-Venezia Giulia con il -2,9%, la Lombardia con il-2,1%, l’Abruzzo con il -1,9%, il Lazio con il -1,4%, l’Umbria con il -1,3%, il Veneto con il -0,8%, le Marche con il -0,7% e la Toscana con il -0,4%.Per quanto riguarda la Cassa Integrazione Guadagni nel 2012 nelle quadrilatero manifatturiero, che da solo assorbe oltre la metà (52,9%) della Cig totale, si osserva che il Veneto segna la maggiore crescita di Cig autorizzata con un incremento del 18,2%, seguita dall’Emilia Romagna con il 16,0%; unica nota positiva per la nostra regione la rilevazione di come l’artigianato registri una dinamica in controtendenza, segnando con una diminuzione del 34,2% delle ore di Cig. Un dinamismo inferiore alla media nazionale (12,1%) si registra in Lombardia, con una crescita della CIG del 7,5%. In controtendenza il Piemonte che segna un -1,7 %. Nel gruppo delle ulteriori quattro regioni che, insieme, determinano oltre un quarto (27,7%) della CIG si osserva che le Marche segnano un incremento del 38,2%, seguite a distanza dal Lazio con il 23,8%. Dinamiche più allineate alla media nazionale in Toscana (13,8%) e Puglia (10,2%). In leggera flessione la CIG in Campania (-0,9%).Per quanto riguarda l’Emilia Romagna la provincia con il maggiore incremento di Cig tra il 2011 e il 2012 è Modena con +32,9%, seguita da Rimini con +30,7% e Reggio Emilia a +29,7%. Quarto posto per Parma con +21,2% a seguire Forlì-Cesena + 11,3%, Ferrara + 10%, Ravenna + 9,9%, Piacenza +0,5% e Bologna +0,3%. “Le trasformazioni che questa crisi sta attuando al nostro sistema produttivo sono per certi aspetti sistemiche – commenda il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – stanno chiaramente modificando in maniera sostanziale la natura delle nostre imprese e con essa le garanzie occupazionali che queste sono state in grado di fornire fino ad oggi. Un quadro nel quale la nostra regione non è più un’isola felice, lo dimostra chiaramente l’aumento a doppia cifra della Cig ma anche il fatto che il tasso di disoccupazione dell’Emilia Romagna è il sesto in Italia. Occorre intervenire al più presto per diminuire il cuneo fiscale e realizzare serie politiche di defiscalizzazione del lavoro”.

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