La cura Errani


BOLOGNA, 5 FEB. 2009 – "Questa crisi ridisegnerà il rapporto tra gli Stati e l’economia, e cambierà profondamente gli assetti produttivi". Sono le parole del presidente della Regione Emilia-Romagna nel suo discorso all’Assemblea legislativa sugli effetti della crisi di globale. Una relazione attesa e che ha concluso la giornata di ieri, che ha visto al centro della discussione il Dup, ovvero il Documento unico di programmazione dei fondi europei (fatto di 1,5 miliardi erogati da qui al 2013). L’idea di Errani è di rilanciare tale risorse in funzione anti-ciclica.L’Obama che va bene“Il rapporto tra auto e petrolio – ha continuanto il presidente – non tiene più e non per una concessione all’ambientalismo, ma per una crisi strutturale che richiede in sé la conversione ecologica dell’economia". "Dobbiamo fare un salto culturale profondissimo", lo stesso che ha voluto Barack Obama e anche per il welfare: "è uno degli elementi più efficaci per accompagnare il sistema fuori dalla crisi, sperando che il federalismo fiscale sia davvero tale. Siamo molto convinti dell’impegno che stiamo seguendo". Insomma, "dobbiamo metterci alla prova rispetto a queste grandi sfide e non tergiversare su certe vecchie posizioni che non hanno futuro".Corsa al pannelloSul Fondo sociale europeo ha ribadito che la priorità è "occupabilità e adattabilità dei lavoratori" in questa fase di crisi, provvedimenti che "l’Emilia-Romagna ha già fatto: metteremo almeno il 50% delle risorse del 2009 e del 2010 su queste misure". Ma il timore è "se manca la gamba ‘nazionale’ degli ammortizzatori sociali in deroga che non possono pesare sul Fse, come ha scritto il commissario europeo di settore". "Noi – ha ribadito – non vogliamo dare una risposta di emergenza, ma strutturale e a questo servirà il Dup: stiamo lavorando e in tre anni, ad esempio, vogliamo raggiungere la percentuale di fotovoltaico che ha la Germania".Verso un nuovo modello di sviluppo"Tutte le banche del mondo si interrogano su cosa accadrebbe se si aprisse la questione dei derivati, una finanza totalmente sganciata dalla ricchezza prodotta ha causato una situazione paradossale: oggi i maggiori azionisti del debito sono cinesi e quattro russi che hanno in mano le grandi comodities decidono ogni giorno i prezzi di grano, soya, mais. Che siamo di fronte alla crisi di un modello di sviluppo mi sembra evidente. E’ una crisi strutturale da cui si uscirà profondamente diversi negli assetti produttivi e sociali, e nelle gerarchie territoriali". Così è stato chiuso da Errani il dibattito in Assemblea legislativa.L’Obama che non va beneErrani ha anche messo in guarda dal protezionismo in arrivo dagli Stati Uniti ("nel piano Obama ce n’è una prima forma, ma dopo l’approvazione in Congresso al Senato c’è una iniziativa fortissima per allargarlo"): "se al mondo passano politiche protezioniste – ha chiesto – l’Italia che futuro ha? Questo è un Paese che basa il suo futuro sull’export, non avendo né materie prime né finanza. C’è poi una debolezza strutturale dell’Europa. La stessa Merkel ha cominciato a modificare le prime strategia tutte dedicate al mercato interno: per fortuna – ha detto Errani – perché per l’Italia la Germania è un elemento fondamentale per far riprendere l’economia".L’Emilia-Romagna che regge"Mi sembra – ha detto tra l’altro Errani – che le politiche impostate dal Governo siano lontane dal cuore produttivo di questo Paese, che sono le piccole e medie imprese, e quel sistema a rete che ha retto la sfida dell’export: non abbiamo retto la sfida dell’export con Fiat e Telecom, ma con le Pmi, come in Emilia-Romagna, regione che è cresciuta di più in assoluto". Nonostante la crisi abbia colpito anche qui settori importanti: "meccanica, automotive, ceramica, dove abbiamo cadute di domanda che arrivano fino al 50-60%". Vista la crisi della domanda, per Errani si deve proprio "evitare che il nostro patrimonio, fatto di imprese e di lavoratori, si adegui alla crisi di domanda e riduca la base produttiva. Nel nostro piccolo stiamo facendo tutto quel che possiamo, e faremo ancora di più, ma a condizione che non scatti il meccanismo Iris o Perla, cioè che non scatti automaticamente il licenziamento. Questo è il patto sociale che abbiamo fatto a quel tavolo convocato per affrontare la crisi. Tutte le nostre risorse sono indirizzate solo a questo obiettivo, perché questa crisi finirà". Ma ora, dal Governo "occorrono gli ammortizzatori sociali, anche per i precari, gli ‘ammortizzatori in deroga’, perché, ad esempio, ci sono 100.000 persone a scadenza di contratto in Emilia-Romagna nel 2009". E questo anche se i dati della cassa integrazione del dicembre 2008 sono confortanti: "l’Emilia-Romagna pesa per il 2%, contro il 25% ciascuno di Lombardia e Piemonte e il 5% del Veneto". E "siamo l’unica Regione – sottolinea Errani – che chiude il 2008 tecnicamente non in recessione, con +0,1%".

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