La crisi rallenta ma non ferma la locomotiva emiliano-romagnola


BOLOGNA, 17 DIC. 2008 – Chiude con un modesto +0.1% il pil dell’Emilia-Romagna nel 2008. Insieme alle Valle d’Aosta è però l’unica regione italiana senza zeri o segni negativi. Ma la crisi si è fatta sentire se nel 2007 la ricchezza regionale era cresciuta del 2% (1,5% Italia). Tuttavia il messaggio che viene dall’assessore regionale Duccio Campagnoli e dal presidente di Unioncamere Andrea Zanlari nella presentazione del consueto rapporto di fine anno sull’andamento dell’economia è meno nero del previsto. La crisi c’è, si farà sentire anche nel 2009 ancora con una crescita modesta (+0.1%), ma già dal 2010, secondo la previsione congiunta di Prometeia, la locomotiva potrebbe ripartire con un aumento del pil dell’ 1,1%, per poi salire all’1,5% nel 2011 (nel triennio 2009-11 +2,7% contro l’1,8% dell’intero paese). Proprio per questo Campagnoli insiste sull’idea di un patto virtuoso tra istituzioni, banche, imprese e sindacati "per far sì che si investa sull’innovazione e si salvaguardi il lavoro".VIETATO ATTENDERE CHE PASSI "I dati che presentiamo sono il segno di una economia che è divenuta più robusta – sostiene Campagnoli – che non ha di fronte una crisi di competitività, ma di contrazione dei mercati". La cosa che non bisogna fare – rincara l’assessore – "è attendere che passi, magari riducendo la capacità produttiva". "Il problema – insiste – è evitare che un buon sistema produttivo venga compromesso da errori di comportamento o da banche miopi. Dal nostro osservatorio, questo rischio, cioè che non si rendano disponibili le risorse per gli investimenti necessari, appare". Gli fa eco il presidente Zanlari secondo il quale il differimento degli ordini per le imprese è superiore di cinque volte a quello relativo all’azzeramento.OTTIMA PERFORMANCE NELLE ESPORTAZIONI A confortare Campagnoli nel suo ragionamento ci sono anche i dati sull’export che anche nel 2008 collocano l’Emilia-Romagna al secondo posto in Italia con il 13,1%, con un aumento in volume del 33,4% dal 2000 e del 26,6% nel valore medio unitario. Ma nel 2009 il rapporto prevede, dopo il moderato aumento dell’1,2% del 2008, una contrazione dell’export dello 0,3% ed anche il tasso di disoccupazione, già salito dal 2,8% al 3,3% sarà ancora in ascesa al 3,8%. TIENE IL TASSO DI OCCUPAZIONE Nel complesso però secondo l’analisi del rapporto l’economia dell’Emilia-Romagna sembra reggere meglio di altri i colpi della recessione che ha investito l’Italia. Campagnoli sottolinea a questo proposito la tabella sulla cassa integrazione ordinaria (che interviene per la crisi da ordini) che indica come l’Emilia-Romagna abbia 2,20 ore autorizzate per dipendente che salgono a 3,35 se si somma la quota della cig straordinaria (per le crisi strutturali). Molto peggiori le quote di Piemonte (15,24 ore), Lombardia (21,84), e anche al Veneto (7,7). I dati si fermano però al periodo gennaio-agosto, ma l’economia "non sta crollando", insiste l’assessore riferendosi implicitamente agli allarmi lanciati anche dei sindacati.

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