La crisi nella tazzina, la cassa integrazione arriva alla Saeco


BOLOGNA, 22 GEN. 2009 – E’ un’azienda leader nello sviluppo di macchine automatiche da caffè. Nata nel 1981 è cresciuta con successo fino a contare 16 filiali sparse in tutto il mondo. Si chiama Saeco e ha sede a Gaggio Montano, nel bolognese. “Ideas with passion” è il suo motto, ma la passione deve ora fare i conti con i pesanti effetti della crisi economica. 740 dipendenti, su quasi mille che fanno parte dell’azienda, sono stati messi in cassa integrazione a riduzione di orario settimanale. Ai lavoratori, in pratica, verrà chiesto di approvare un accordo che prevede due giorni alla settimana, su 5, in cui non si lavora. Lo stesso accordo prevede, però, un’integrazione per i redditi più bassi. “Speriamo che alla fine di questi tre mesi ci sia la possibilità di riprendere senza ulteriore utilizzo della cassa integrazione”, dice Bruno Papignani segretario generale della Fiom Cgil Bologna.Lo scorso settembre l’azienda, controllata dal fondo parigino Pai, ha dovuto ricapitalizzare per 186 milioni di euro. 150 i contratti di lavoro che non sono stati rinnovati nel 2008. La Saeco si aggiunge così all’ampio insieme di realtà in crisi nel bolognese. Secondo una stima della Cgil, in provincia di Bologna, nel 2008, sono stati 4000 i lavoratori liceziati. Le aziende in crisi, sempre secondo i dati del sindacato, sono 350 (di cui 196 metalmeccaniche) con 25.960 dipendenti. Di questi, 13.820 sono interessati a cassa integrazione, mobilità (1.163) e altri procedimenti analoghi. Un dato più che quintuplicato rispetto ai 2.543 lavoratori di un anno fa. Inoltre, le ore di cassa integrazione dell’ultimo trimestre 2008, rispetto a quello 2007, sono aumentate del 527% e, nel comparto metalmeccanico (che rappresenta il 70% delle aziende bolognesi), l’incremento è stato addirittura del 2.192%.

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