La crisi infinita della ceramica


MODENA, 1 DIC. 2009 – La crisi non è ancora superata e le imprese continuano a subire pesanti ridimensionamenti del giro d’affari in tutti i principali mercati. E’ questo l’impietoso verdetto emerso dalla rilevazione trimestrale sull’andamento del settore delle macchine e attrezzature per l’industria ceramica e del laterizio. I dati raccolti da Acimac, l’associazione dei costruttori del settore, su un campione rappresentativo del 56% del fatturato totale di settore, evidenziano per il terzo trimestre dell’anno un calo di fatturato pari al -19,38%. I ridimensionamenti maggiori continuano a essere registrati dalle aziende con fatturati inferiori ai cinque milioni di euro. Queste aziende, che nel 2008 rappresentavano la maggioranza delle aziende del settore ma solamente il 10% del fatturato totale, hanno registrato un calo del -39,6% sul trimestre corrispondente del 2008. Un calo altrettanto pesante (-31,08%) é stato registrato dalle aziende con fatturati inferiori ai 25 milioni di euro, pari nel 2008 al 20% del giro d’affari totale del settore. Migliore, invece, il risultato delle aziende con fatturati superiori ai 25 milioni. Per questa classe di aziende il ridimensionamento è stato del -18%. Un importante elemento di positività arriva però dalle previsioni per l’ultimo trimestre dell’anno. Il 47% delle aziende del campione prevede una ripresa sui mercati internazionali, solo il 13% stima invece ulteriori cali. Diverse le previsioni per il mercato domestico, atteso stabile dal 60% delle aziende. I risultati del terzo trimestre sono inoltre in lieve miglioramento rispetto a quelli del secondo. Al 31 giugno il calo era stato di poco inferiore al 25%, con ridimensionamenti più o meno analoghi tra le tre classi di fatturato. Resta però forte la preoccupazione sul futuro del settore. Le aziende devono infatti fronteggiare quotidianamente una complicata situazione creditizia, aggravata dal difficile accesso al credito, anche a causa del poco chiaro regolamento attuativo sulla moratoria dei crediti, e prevedono un peggioramento dei livelli occupazionale nei prossimi mesi.

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