La crisi che uccide: operaio s’impicca a Castel San Pietro


VENERDI’ 24 LUG 2009 – Aveva saputo che la sua azienda l’avrebbe messo in mobilità, e per lui è stato troppo: un operaio di 32 anni di Castel San Pietro, nel bolognese, Luca Disarò, ha così deciso di farla finita. Ieri sera, intorno alle 22, suo padre è andato a cercarlo a casa, preoccupato perché non rispondeva al telefono. Lo ha trovato appeso ad una corda, impiccato nel suo appartamento. Sul tavolo aveva lasciato due fogli in cui tentava di spiegare la sua decisione estrema, riferendosi alla sua crisi coniugale (era infatti sposato) e a un fallimento generale della sua vita, aggravato dai problemi di lavoro.L’operaio aveva infatti recentemente saputo che l’azienda per cui lavorava, la Chloride di Poggio Piccolo di Castel Guelfo, aveva iniziato la procedura di mobilità per 6 dei suoi dipendenti, tra cui anche lui. Luca lavorava nello stabilimento della multinazionale britannica specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di gruppi di continuità Ups (apparecchiature che si usano per mantenere costantemente alimentate macchine elettriche che sono senza corrente). Inaugurata nel 2001, la ditta conta a Castel Guelfo circa 200 dipendenti.Soltanto ieri era arrivata la notizia di un altro tentato suicidio, fortunatamente sventato, a Bologna, dovuto anche questo a problemi legati alla crisi. Un dipendente dell’Hotel Carlton aveva ricevuto una lettera in cui gli si imponeva l’esternalizzazione e il trasferimento, o in alternativa, il licenziamento. L’uomo era così salito sul cornicione dell’hotel e aveva minacciato di buttarsi. Si era inoltre tagliato a una mano con un coltello. L’intervento dei vigili del fuoco aveva però sventato il possibile tragico epilogo.

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