La Class Action può attendere, e non solo quella


REGGIO EMILIA, 30 DIC. 2008 – La tiritera della Class Action. Era stata introdotta con la finanziaria 2008 e all’inizio la data della sua entrata in vigore era stata fissata alla fine dello scorso giugno. Poi è arrivato il rinvio al 31 dicembre. Ultimamente, inserita nel decreto milleprologhe, altri 6 mesi si sono aggiunti all’attesa per vederla finalmente efficace. Stiamo parlando di quello strumento giuridico, chiamato anche azione collettiva o ricorso collettivo risarcitorio, che permette a una pluralità di soggetti, siano essi consumatori o utenti di un servizio, di far valere un diritto attraverso un’unica causa i cui esiti si riflettono poi su tutta la categoria. Per i semplici cittadini costituisce il modo migliore per tutelarsi ed essere risarciti dai torti delle grande aziende e delle multinazionali, il tutto con un notevole risparmio sulle spese dell’azione legale le quali vengono ripartite su tutti i partecipanti. Uno slittamento che sottolinea ancora una volta come nel nostro Paese i poteri forti come banche e Confindustria riescano a far sentire chiaro e forte la propria voce contraria all’introduzione di qualunque strumento efficace di tutela per i consumatori, risparmiatori e piccoli investitori. Un tempo di dilazione che è a dir poco spropositato in confronto alla rapidità con cui sono stati presi i provvedimenti a favore delle banche alle prese con crisi di liquidità. Difficile, poi, dire oggi come sarà effettivamente la class action che entrerà in vigore fra sei mesi. Si parla già di emendamenti che potrebbero vanificarne l’efficacia, esautorando le associazioni dei consumatori dall’essere promotrici privilegiate dell’azione collettiva. Un disegno di legge già in corso d’esame in Parlamento prevede, inoltre, che la class action possa essere attivata per illeciti compiuti a partire dal luglio 2008. In questo modo, proprio grossi scandali finanziari italiani che avevano portato al tentativo di introdurre la class action verrebbero clamorosamente messi al sicuro da questo istituto. “E’ una beffa completa” ci spiega Giorgio Salsi di Azionariato Diffuso. “I casi come Parmalat, Cirio, ma anche Bipop-Carire verranno esclusi”. L’associazione di cui Salsi è presidente tutela gli interessi di risparmiatori e piccoli azionisti e da otto anni si sta occupando dei soggetti rimasti coinvolti nel caso Bipop-Carire (dieci miliardi di euro bruciati, 70 mila risparmiatori danneggiati). Le sabbie mobili in cui è piombato l’istituto della class action hanno finito per risucchiare anche un altro strumento risarcitorio di cui sono in attesa molti soci di Azionariato Diffuso: la Camera di Conciliazione e arbitrato della Consob. Un istituto che è stato approvato, come la class action, nel 2007, sotto il governo Prodi, con una legge che ha previsto l’introduzione, presso la principale autorità di vigilanza sul mercato mobiliare italiano, di un organo specifico per la risoluzione di risarcimenti legati a reati finanziari.La legge prevedeva che il relativo regolamento di attuazione dovesse essere pubblicato (da parte della Consob stessa) entro novembre 2008. “Siamo nel 2009 e ancora non è uscito nulla – spiega Giorgio Salsi – ho telefonato alla Consob la quale si è giustificata dicendo che sono in attesa di un parere da parte della Banca d’Italia”. Quello della Camera di conciliazione e arbitrato è l’ultimo tentativo che fanno i risparmiatori Bipop-Carire che ancora non si sono arresi all’idea di perdere i propri soldi. “E’ una procedura che ha il pregio di costare poco e di essere velocissima – precisa Salsi – In 60 giorni la camera di conciliazione può farci ottenere quello che un processo impiegherebbe anni e anni a sancire. Ora però, visto il modo di procedere di questo governo, non resta che aspettare un rinvio anche per questo istituto”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet