La città si mobilita


Settembre 1993. Un fulmine a ciel sereno si abbatte su Coop 1. Dopo trent’anni viene infatti decisa la chiusura.“Il negozio – racconta Daniela Vezzosi – non andava male. Di gente io ne vedevo, parecchi anziani, ma non solo anziani. Il negozio serviva non solo gli abitanti della zona del centro ma, essendoci le fermate dell’autobus proprio davanti, di diversi autobus, c’erano persone che venivano anche da fuori, dalla periferia. Infatti alcune persone che conosco venivano, scendevanoe risalivano coi sacchetti della spesa… Per cui, quando abbiamo avuto la notizia della chiusura, ci siamo mobilitati per fare una petizione. Eravamo in una decina, Abbiamo fatto questo comitato e abbiamo raccolto le firme con un banchetto davanti alla Coop. In breve tempo ne abbiamo raccolte 3140. Naturalmente noi non ci aspettavamo un risultato di questo tipo, però la gente, effettivamente, non voleva la chiusura della Coop1 e la dimostrazione che queste firme non erano soltanto firme sulla carta ma presenze vive l’abbiamo avuta all’incontro che la circoscrizione del centro storico organizzò con l’amministrazione comunale. C’era l’assessore alle Attività Produttive, poi venne Testi per la Coop e poi c’erano i consiglieri della circoscrizione. E la sala della circoscrizione mi ricordo che era pienissima, la gente era rimasta fuori. Eravamo all’ex caserma Zucchi allora, in una sala grandissima”.“La cosa stupì molto anche i dirigenti della Coop, ricordo che furono anche contestati in quel periodo. Poi, dopo l’assemblea, abbiamo avuto tutta una serie di incontri perché di risposte precise non ne avevamo avute. La Coop aveva proprio deciso di lasciare il centro storico e l’amministrazione, evidentemente, non si era posta dei grossi problemi. In quel periodo si parlava, tra l’altro, della possibile chiusura della Standa. Per cui il centro storico di Reggio sarebbe rimasto senza un supermercato, una cosa un po’ assurda. Così abbiamo avuto diversi incontri con l’assessorato alle attività produttive e siamo stati ricevuti dal sindaco. Abbiamo avuto incontri anche con il sindacato dei pensionati e, alla fine, siamo riusciti ad avere la promessa da parte della Coop che avrebbero fatto alcuni lavori, ridimensionando il tutto. Però avrebbero riaperto”.“Il motivo per cui noi ci siamo battuti e con alle spalle tanta gente, ma sul serio, era perché prima di tutto sarebbe venuto mancare un servizio. Un servizio che però possiamo definire di tipo sociale,  rivolto alle persone economicamente più deboli, pensionati, anziani, ma non solo. La Coop1, poi, era anche un centro d’attrazione e la nostra petizione venne firmata anche dai commercianti di Corso Garibaldi. Qualcuno ci accusò sui giornali di essere strumentalizzati dalla Coop, cosa falsa nel modo più assoluto. Ma è vero che, in un certo senso, col senno di poi, alla Coop abbiamo fatto un favore.”.“Ricordo che noi ai dirigenti della Coop e al presidente facemmo un discorso sui valori. Secondo noi trattandosi di una cooperativa non avrebbero dovuto guardare soltanto all’aspetto di tipo economico-commerciale, ma portare avanti anche un discorso di solidarietà. Ricordo che molti soci a quest’assemblea numerosissima dissero che avrebbero lasciato la tessera. Per loro, insomma, si trattava di un servizio importante, e, di fatto, il tempo l’ha dimostrato”.“Questa battaglia è stata una battaglia a lieto fine, perché non sempre le battaglie finiscono bene. Ricordo, tornando indietro a dieci anni fa, tremila e cento persone non erano uno scherzo. Stupivano le persone, cioè il sindaco Antonella Spaggiari ci ha ricevuto perché noi rappresentavamo tremila e cento persone”.In quel periodo successe una cosa interessante: scrissero sulla stampa locale degli intellettuali, e il presidente Testi rimase molto colpito da questo fatto. Perchè degli intellettuali avevano scritto per difendere un supermercato. Allo stesso tempo, in quell’anno di chiusura, quella zona della città era diventata un deserto. Motivo per cui anche i negozianti avevano firmato e spinto per la riapertura di Coop 1.“All’assemblea invitammo il presidente Testi. Lui pensava di trovare quattro gatti. Ma io, siccome si parlava con la gente e vedevamo la partecipazione, gli dissi ‘Guardi, non sottovaluti la cosa. Troverà tanta gente’. Anche se non immaginavo neanch’io così tanta gente, ad essere sincera. Proprio lui ci disse, dopo l’inaugurazione del 94, ‘Lavoreremo in perdita e non aspettatevi che rimanga aperto per tanto tempo’. Questo disse. Allora io risposi ‘Chi vivrà vedrà’, è la verità. E alla fine strappammo quella promessa. Quella per cui non sarebbero andati via, se non con alternative in centro storico. Perché avevamo chiesto, anche, di trovare una soluzione alternativa. Un’altra area, sempre in centro storico, proprio per non sguarnire il centro storico. In modo da non costringere la gente a prendere la macchina per andar fuori. Cosa che sarebbe stata di difficoltà, per esempio agli anziani”.

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