La Cgil: una nuova “pietra d’inciampo”


6 LUG 2009 – Prende forma, a 49 anni di distanza, una nuova “pietra d’inciampo” della memoria collettiva civile e antifascista reggiana sulla strage del Luglio ’60, come memoria che ancora è in grado di provocare e interrogare il tempo presente. L’occasione è la pubblicazione di “Un giorno t’incontrerò… ma non ancora – Per non dimenticare che 5 persone, quel giorno, persero la vita” di Jessica Farioli, nipote di Lauro, martire ventiduenne negli scontri con la polizia, autorizzata dal Governo Scelba, a far fuoco sui manifestanti in occasione della tragica manifestazione sindacale del 7 luglio 1960.La testimonianza e la rielaborazione di Jessica – scrive la Cgil – si colloca in un contesto prezioso di restituzione di memorie private e familiari, nell’ambito delle memorie pubbliche democratiche e antifasciste, che contraddistinguono ancora fortemente il tessuto civile e costituzionale della nostra città. Si tratta di giovani generazioni che non smettono di interrogare la memoria e la storia per rafforzare domande di senso rispetto alle istituzioni, all’associazionismo e alle organizzazioni democratiche e repubblicane e alla qualità delle risposte che la politica intende offrire.La Camera del Lavoro Territoriale di Reggio Emilia, raccogliendo la ricostruzione storica e il lavoro sulla memoria privata e familiare rielaborata negli ultimi mesi dalla giovanissima testimone, ha deciso di pubblicare il lavoro di Jessica Farioli, intendendo in questo modo sviluppare ulteriormente il proprio impegno con la città, le scuole, le istituzioni e l’associazionismo, anche in vista del 50° del 7 Luglio, che si celebrerà nel 2010, per il quale si darà vita ad un cantiere di iniziative di riflessione specifico. La pubblicazione verrà diffusa domani durante l’iniziativa di commemorazione ai giardini pubblici di Reggio Emilia, nel corso della quale interverrà la giovane Jessica Farioli.Dice il segretario della Camera del Lavoro di Reggio Emilia, Mirto Bassoli: “Se quelle persone, quei giovani ragazzi, non avessero scelto di mobilitarsi in quella torrida estate, aderendo alla decisione della CGIL di proclamare lo sciopero generale, non si sarebbe giustamente interrotto quel disegno politico che voleva riportare indietro nel tempo la giovane e fragile democrazia nata dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo”.

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