La Cgil Emilia-Romagna si fa i raggi X


BOLOGNA, 14 MAG. 2012 – Farsi due conti in casa per vedere quanto si conta fuori. E’ lo scopo del bilancio sociale della Cgil Emilia-Romagna, prima Confederazione regionale del sindacato ad evere scelto di elaborarne uno. Un documento che serve principalmente a farsi un’idea "su come – spiega una nota – le scelte, le risorse e l’azione sindacale incidono sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone, sui bisogni individuali e collettivi, sul sistema delle tutele e, in generale, sull’assetto economico-produttivo e sociale del Paese."La presentazione del bilancio sociale della Cgil emiliano-romagnola è in programma mercoledì a Bologna al Palazzo degli affari. Il punto "risorse" è tra i primi ad essere messo in luce. Da sfatare c’è il falso mito dei finanziamenti pubblici. l’82% dei proventi della Cgil Emilia-Romagna arriva dai suoi tesserati, pari a 809.236 nel 2011, cioè 1500 in più rispetto al 2010. "Viviamo grazie al contributo dei nostri iscritti (quasi 65 milioni di euro nel 2010, ndr) e non siamo assistiti da sovvenzioni statali. In più paghiamo l’Imu".Per quanto riguarda la rappresentanza, gli iscritti emiliano-romagnoli sono il 14% del totale, secondi solo ai lombardi (16%). Il 56% degli iscritti sono pensionati (449.823). A migliaia di numeri di distanza c’é la Fiom con 73.501 tesserati (il 9,1% del totale) mentre i precari del Nidil appena l’1,5% del totale. In calo i lavoratori del settore edile e tessile (per via della crisi, secondo la Cgil) mentre crescono i tesserati nel commercio e nella scuola.Per ognuno degli oltre 809 mila tesserati della Cgil Emilia-Romagna c’è una scheda con dati anagrafici, professionali ecc. "Ogni iscritto è certificato e siamo pronti a sostenere un esame davanti a un ente terzo per la certificazione degli iscritti". A sottolinearlo è Pietro Bellucci, segretario organizzativo della Cgil regionale. Una precisazione fatta per rimarcare la rappresentatività dell’organizzazione confederale specie in sede contrattuale. "Siamo convinti che ai tavoli delle trattative ogni sindacato debba avere un peso proporzionale a ciò che rappresenta e che per noi è certificato", ha continuato Bellucci.A fargli eco il segretario Cgil regionale Vincenzo Colla, che ha ricordato che il sindacato ‘vanta’ 3.290 contratti integrativi attivi nel 2011, di cui 2.043 già rinnovati. In più ci sono 7.500 accordi ‘difensivi’ cioè quelli che prevedono l’erogazione di ammortizzatori sociali (per 80 mila lavoratori circa) e 154 firmati con gli enti locali per i bilanci. "E’ evidente che noi la contrattazione integrativa la facciamo, i numeri lo dimostrano. Ma non può essere una contrattazione sostitutiva!", ha concluso Colla.

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