La Cgil contro le misure xenofobe


BOLOGNA, 19 FEB. 2009 – “Io curo non denuncio”, la parola d’ordine adottata da Fp-Cgil e Cgil medici dell’Emilia Romagna per una campagna a tappeto in tutta la regione contro le misure xenofobe previste dal disegno di legge del governo sulla sicurezza – passato in Senato e in attesa di approvazione alla Camera -, in particolare contro il provvedimento che spinge medici e operatori sanitari a denunciare gli immigrati clandestini che chiedono assistenza.La parola d’ordine chiara, diretta, ben visibile su fondo turchese brillante accanto a uno stetoscopio, comparirà in forma di locandina in tutti gli ospedali e strutture sanitarie, e verrà appiccicata nella versione adesivo sui camici di medici e infermieri che non hanno nessuna intenzione di diventare delatori e decidono di esporsi in prima persona contro una norma che mette in gioco scelte etiche e professionali.Con questa iniziativa, le strutture regionali di Fp-Cgil e Fp-Cgil Medici – che organizza gli operatori del servizio sanitario nazionale – si fanno portavoce della protesta generalizzata che si è immediatamente levata dalla società civile e dal mondo del lavoro della sanità, rilanciandola con forza per impedire un’approvazione definitiva del Parlamento. In tutti i territori si prevedono iniziative, dalla conferenza stampa al confronto pubblico.“Oggi in Italia – dichiarano Marina Balestrieri, segretaria generale Fp-Cgil Emilia-Romagna e Franco Masini della segreteria Fp-Cgil Medici – una legge vieta al personale sanitario di segnalare gli immigrati conosciuti per ragioni di cura, anche se irregolari. Con un emendamento della Lega Nord, che introduce la facoltà di denuncia, il divieto è stato soppresso. Formalmente non si tratta di un obbligo, ma di fatto è così. E’ un provvedimento incivile, di inaudita gravità, che va nettamente condannato in quanto lesivo del principio costituzionale e universale del diritto alla salute e contrastato in tutte le forme legittime anche a tutela della dignità dei lavoratori che operano nel SSN, i quali hanno il dovere di garantire a tutti la migliore assistenza possibile, indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità e dalla regolarità dei documenti.”“E’ bastata una prima approvazione – continuano i due sindacalisti – e anche se la norma non è definitiva, in queste poche settimane l’“effetto paura” ha fatto diminuire del 15/20percento il ricorso ai pronto soccorso della regione da parte di immigrati, con serio pericolo per il controllo e la prevenzione della salute dei singoli e dell’intera comunità. Come sindacato, se il provvedimento diventasse legge, inviteremo gli operatori all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile. Stiamo inoltre collaborando con la Regione Emilia Romagna nella ricerca di strumenti utili a garantire cittadini e operatori, nell’ambito delle competenze regionali.”

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