La Cgil cavalca l’Onda (e prepara il 4 aprile)


BOLOGNA, 18 MAR. 2009 – I ragazzi dell’Onda sono tornati. Dopo le manifestazioni dello scorso autunno, reso caldo dalla riforma del ministro Gelmini e dai tagli al mondo della scuola e della ricerca, gli studenti hanno deciso di far sentire nuovamente la loro voce. E lo hanno fatto stamattina in occasione dello "sciopero della conoscenza", la mobilitazione generale nazionale proclamata dalla Flc-Cgil. Per l’occasione, gli universitari bolognesi hanno rispolverato lo slogan ripetuto nei mesi scorsi nelle piazze italiane, scegliendo però di rincarare la dose. Da "noi la crisi non la paghiamo" si è passati infatti a "noi la crisi ve la creiamo". A furia di cavalcare l’Onda, oggi i ragazzi sono diventati Pirati e, nel corso del corteo organizzato nel quartiere universitario, hanno simbolicamente attaccato la storica libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana affiggendo su una delle entrate lo striscione con su scritto "Riappropiamoci di reddito". La loro è stata una protesta contro il concetto di copyright, simbolo di una cultura succube di prezzi sempre più alti e quindi non accessibile a tutte le fasce sociali. Convinti che "con l’istruzione si combatte la crisi", come recitava uno dei cartelli in mostra, gli studenti hanno detto basta al continuo aumento delle tasse universitarie e del costo dei libri di testo, perchè il sapere deve essere condiviso. E proprio per questo si sono rivolti anche ai lavoratori, riuniti dalle 9 di stamattina in piazza del Nettuno per la manifestazione regionale della Cgil. "Dalla crisi si esce tutti insieme, riformando il modello di sviluppo e includendo – ha detto Stefano dello Spazio Sociale Studentesco intervenendo in conclusione del comizio – Nessuno deve essere lasciato solo".Il sindacato ha accolto con piacere il contributo offerto dagli universitari alla mobilitazione odierna, pensata come un’anticipazione del raduno nazionale del 4 aprile a Roma. Un appuntamento, quello di stamattina, fortemente voluto dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza per protestare contro le misure prese dal Governo in materia di scuola e ricerca. "Siamo di fronte a numeri da Caporetto – ha detto Sandra Soster, segretaria provinciale della Flc-Cgil -: 3200 famiglie che nel territorio bolognese non avranno il tempo scuola richiesto, circa 1500 lavoratori della scuola buttati via nel prossimo triennio, 3000 ricercatori che, soltanto nella nostra città. perderanno il lavoro nel corso dell’anno". Una situazione problematica, riscontrabile anche nell’esasperazione di un insegnante presente in piazza, che ama il suo lavoro e non può più farlo come prima. "Sono preoccupato – ha dichiarato – perché sembra che il tempo pieno non sarà più quello che conosciamo noi. Sarà senza le compresenze, e ciò significa che faremo molta fatica a seguire i bambini" . La Soster ha inoltre ricordato la mancata attenzione verso i bisogni speciali dei ragazzi con handicap e le difficoltà che devono affrontare quotidianamente i figli degli immigrati clandestini. Sottolineando la coincidenza per cui il vicino Palazzo di Re Enzo sta in questi giorni ospitando la rassegna "Scienza in Piazza", la segretaria si è infine soffermata sulla necessità di valorizzare la cultura, come hanno fatto, seppur in tempo di crisi, altri paesi europei.Ma a scendere oggi in piazza non è stato solo il mondo della scuola. Anche molti lavoratori del comparto industriale hanno voluto manifestare la loro rabbia e preoccupazione. Una delegata dell’azienda di abbigliamento "La Perla" di Bagno di Romagna e un membro del consorzio Magneti Marelli sono intervenuti dal palco per raccontare le loro esperienze di precariato e cassa integrazione. E, per ultimo, ha parlato Cesare Melloni, segretario della Camera del Lavoro di Bologna. "Questo sciopero è un’occasione per affermare i diritti del lavoro – ha detto – quando questi sono minacciati sostanzialmente dall’impatto della crisi. Ma anche dall’accordo separato che è stato sottoscritto da Confindustria da Governo e purtroppo anche da Cisl e Uil". Melloni ha indicato la "solidarietà vera" come soluzione per uscire da questo periodo di recessione. "E’ doveroso che chi è più ricco paghi tasse più alte – ha detto – e che si faccia ricorso a imposte patrimoniali. Oltre a battersi senza indugi contro l’evasione fiscale".

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