La Camusso si è decisa: sì allo sciopero generale


BOLOGNA, 25 FEB. 2011 – A Bologna il mese scorso, durante la manifestazione della Fiom, il suo silenzio le era costato i fischi del pubblico. Oggi Susanna Camusso è tornata sotto le Due torri in occasione del Festival Manifutura, organizzato dalla fondazione Nens dell’ex ministro Visco, e sembra aver cambiato idea. "Il Governo sta affossando il Paese – ha detto – sulla base di questo giudizio" proclamare lo sciopero generale per la Cgil è "una scelta di responsabilità". Sulla data dello sciopero però , la segretaria generale non si è sbilanciata: lo sciopero si farà "quando servirà a dare il segno che il Governo e il Paese devono cambiare passo". Ridicolo pensare che il giorno prescelto possa essere il 18 marzo, all’indomani della giornata di festa nazionale per i 150 anni dell’Unità."Lo faremo perché abbiamo bisogno paradossalmente di stare di fianco ai sindaci che non ce la faranno più a garantire welfare municipale ai più deboli – ha aggiunto Camusso – e lo faremo perché dovremo stare insieme a quelle imprese che stanno cercando di avere la certezza degli ammortizzatori, la possibilità di non fallire. Lo faremo perché il tempo non è una variabile indipendente e perché pensiamo che in questi due anni e mezzo il Governo ha fatto arretrare il paese. Un paese che è impresentabile all’estero perde investimenti, credibilità e prospettive per il futuro". "Così – ha ribadito – non si può andare avanti. Qualcuno pensa che è uno strumento spuntato? E’ un dibattito antico. Ogni volta che si mettono in campo delle ipotesi di lotta c’e chi dice che è uno strumento spuntato. Il movimento sindacale non ne ha altri a disposizione in questa stagione". Di conseguenza lo sciopero generale "per noi è uno strumento come un altro. Il Governo e il paese devono cambiare passo. Il paese così non ce la fa. E non possiamo continuare a fare le signorine che dicono: e spostati un po’ qui, fammi un provvedimentino lì, perché non succede niente". Ormai "viene annunciato tutto e anche l’effetto annuncio non ha nessuna conseguenza sull’economia".Ad incoraggiare la Camusso nella decisione di proclamare lo sciopero generale c’era anche il suo predecessore Guglielmo Epifani, intervenuto a Manifutura  in veste di presidente dell’associazione Trentin. "Se chiedi – ha spiegato Epifani – al governo di cambiare lo stato delle cose, con un paese che non cresce, il mezzogiorno lasciato a se stesso, la mancanza di investimenti in settori dove tutti gli altri paesi investono, un problema fiscale, e la politica economica non cambia, è giusto anche ricorrere a iniziative di sciopero per far cambiare le cose".E’ contraria, invece, alla decisione della segretaria Cgil la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che ha partecipato al dibattito del Manifutura Festival premettendo che "lo sciopero è un diritto, e quindi la Cgil se decide di farlo non ho niente da dire. L’unica cosa che ho da dire è che se lo fa per stare vicino alle imprese, forse preferirei che lo facesse aiutandoci e supportandoci sulla produttività", ha detto con una battuta. E poi ha spiegato il suo punto di vista: "In un momento come questo, così difficile, credo che sia più utile lavorare insieme per far valere le ragioni di chi lavora, cioé delle imprese e dei lavoratori". "Non si può essere uniti su tutto – ha aggiunto la Marcegaglia – perché su dei punti ci possono essere anche diversi interessi. Ma sui grandi temi dello sviluppo, della crescita siamo dalla stessa parte". In un tempo storico in cui "abbiamo – ha ribadito Marcegaglia, chiarendo il concetto – l’incendio del Nord Africa, le tensioni finanziarie ed è difficile capire cosa abbiamo davanti. Dal mio punto di vista, sarebbe più utile unire le forze, ragionare insieme e cercare veramente di imporre il più possibile o far sentire sempre più forte la voce di chi lavora e di chi fa impresa".

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