La beffa del “massimo scoperto”


BOLOGNA, 10 GIU. 2009 – C’era una volta il “massimo scoperto”, cioè la commissione che il cliente pagava (in aggiunta agli interessi) in caso di sforamento del tetto di affidamento. Il governo Berlusconi, nel cosiddetto pacchetto anticrisi, imponeva alle banche di abolire questa commissione. Gli istituti di credito, riconfermando la pocxa trasparenza del sistema bancario italiano, al suo posto si sono inventati una nuova gabella (usando nomi di fantasia: commissione per il servizio di affidamento, corrispettivo per disponibilità creditizia, commissione per indisponibilità fondi eccetera) che in alcuni casi applicheranno anche a chi prima non era soggetto al “massimo scoperto”. Una vera e propria beffa che sta suscitando le proteste delle imprese bolognesi, che a centinaia si sono rivolte alla Cna. Lo ha reso noto la stessa associazione artigiana che spiega come la protesta riguardi il recente decreto anticrisi che obbliga le banche ad abolire, entro la fine di giugno, la commissione di massimo scoperto, cioé la percentuale sulla massima esposizione avuta dal cliente sul conto corrente e che si aggiunge agli interessi convenzionali. "Una gabella in meno per cittadini e imprese? Niente di tutto questo, perché la banca ha cambiato la definizione ma ha lasciato invariata la sostanza, che in molti casi è addirittura peggiorativa per l’impresa", sottolinea la Cna. In questi giorni infatti – spiega in un comunicato – stanno arrivando agli imprenditori bolognesi lettere dagli istituti di credito che propongono l’introduzione nei contratti di nuovi strumenti al posto del massimo scoperto. "Le banche si sono sbizzarrite nel trovare i nomi (‘commissione per il servizio di affidamentò, ‘corrispettivo per disponibilita’ creditizià, ‘commissione per indisponibilita’ fondì), ma il concetto è che il cliente deve pagare ugualmente un corrispettivo – continua la nota – Essendo una proposta il cliente può rifiutarsi? Assolutamente no, perché la loro, precisano le banche, è una proposta di modifica unilaterale del contratto: tradotto significa ‘prendere o lasciare’."In questo momento in cui le aziende sono colpite duramente dalla crisi e in cui il rapporto tra banca e impresa è particolarmente difficile – ha commentato Stefania Zanghieri, responsabile politiche del credito di Cna Bologna – risulta davvero incomprensibile questa scelta che giustamente ha suscitato la protesta delle imprese. Proteste che a nostra volta abbiamo già girato agli istituti di credito bolognesi, invitandoli a tornare sui propri passi". Inoltre – afferma ancora Cna – le banche hanno inviato la lettera anche ai clienti che in precedenza non avevano nemmeno una ‘commissione di massimo scoperto’ da pagare e quindi oggi si ritrovano nel contratto una spesa tutta nuova in più. "Stiamo chiedendo con urgenza incontri a tutte le banche del territorio – ha concluso Zanghieri – e ci impegneremo a fondo perché questa beffa venga annullata. In questo momento banche e imprese dovrebbero fare squadra contro la crisi e gli imprenditori dovrebbero essere agevolati nell’ottenere credito, anziché essere puniti con nuove gabelle".LA RISPOSTA DI BANKITALIALa prima risposta, in Regione, del mondo bancario è quella del direttore della sede bolognese di Bankitalia, Roberto Marchetti. Una risposta un po’ “imbarazzata” e anc he imbarazzante perché alla fine la sostanza è: fanno bene le banche a informare i clienti (trasparenza bancaria) ma non tanto se si tratta di un nuovo onere."Il problema di sostituire la commissione di massimo scoperto con eventuali altre commissioni è una libertà contrattuale che hanno le banche", precisa il direttore della sede bolognese della Banca d’Italia, Roberto Marchetti."Il problema del massimo scoperto è essenzialmente un problema di trasparenza – ha aggiunto Marchetti – Quello che è fondamentale è che esistono delle norme di trasparenza che impongono alle banche di notificare alle imprese con l’anticipo dovuto queste condizioni e le imprese hanno la facoltà di recesso". Quindi le banche non si stanno comportano male?, hanno chiesto i giornalisti. "Da un punto di vista formale no, se fanno questa comunicazione – è stata la risposta – Da un punto di vista sostanziale bisogna vedere quanto è l’onere nuovo rispetto al precedente".

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