La battaglia per la Fondazione Manodori


©TELEREGGIO13 AGO 2009 – Chi non voleva Cigarini e Vezzani alla Manodori, per lasciare fuori le associazioni economiche dalla guida della Fondazione, oggi si ritrova con il presidente assindustria e il presidente API sulle due poltrone che più contano. E’ il risultato di un thriller con cambi di scena continui e il botto finale. Ieri sino a tarda notte i sette consiglieri dati come espressione della volontà comune di Camera di Commercio, Ordine dei medici, Municipio e Provincia, di procedere ad un rinnovamento della Fondazione, hanno discusso su programma e proposte di nomi. Ne sono usciti con un progetto comune e con l’indicazione per il voto di oggi di Grisendi Presidente e Vezzani vice.Una coesione favorita dalla scelta autonoma di Ildo Cigarini, presidente Legacoop, di ritirare il proprio nome a vantaggio del programma. Tutto a posto in teoria, senza clamorose dissociazioni, ma nessuno aveva fatto i conti con Valeria Prampolini, mandata in consiglio dalla Camera di Commercio su indicazione dell’API. Oggi, quando si è trattato di firmare il programma e la proposta di presidenza, lei ha detto no, e gli altri hanno capito in pochi minuti che era un no che veniva da lontano, anticipato questa mattina dal Resto del Carlino ma reso ufficiale solamente a sole alto.Sempre oggi alle 12 la presidente dell’API, Cristina Carbognani, alla quale si deve la nomina della Prampolini, si è dimessa dalla giunta e dal consiglio della Camera di Commercio, senza aver avvisato il presidente Bini, chiudendo il cerchio del cambio di indirizzo strategico che sa tanto di ‘avanti noi e gli altri stiano a guardare’. La Manodori è un ente dove stare in mezzo è difficile, e un no di qua si trasforma facilmente in un sì di là. Valeria Prampolini, avvocato commercialista, non ha impegato molto tempo a cambiare schieramento, e così i giochi sono fatti. Le associazioni industriali si compattano e mettono all’angolo in un solo colpo le altre associazioni imprenditoriali, più Comune, Provincia e Camera di Commercio. A brindare, si dice nel dopopartita, sono Antonella Spaggiari, la famiglia Bonferroni, i Maramotti: la continuità è assicurata, il programma che diceva riforma dello statuto e diversificazione del patrimonio può attendere. Ma sull’altro fronte Comune, Provincia e Camera di Commercio, hanno chiuso a testa alta e con la schiena dritta, come dice Leonida Grisendi dopo il voto. La Manodori in queste ultime settimane è stato un campo di battaglia: spararsi addosso e contemporaneamente battere l’avversario era impresa improba.Se la lezione è servita, quella di oggi sull’altro fronte potrebbe trasformarsi in una vittoria di Pirro.

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