La badante rischia l’arresto


Valentina, 43 anni, ucraina, un figlio di diciotto anni che non vede da quando ne aveva otto, un matrimonio fallito alle spalle. A crescere suo figlio è stata la nonna. Perché lei è venuta in Italia a lavorare per permettere a suo figlio di avere una casa, di andare all’università, di avere una vita migliore. I primi lavori da colf, ai Parioli (quartieri alti di Roma) con il grembiule nero e la veletta in testa a servire a tavola e poi fino a notte a lavare e lucidare. Poi è diventata “badante”, assistente di anziani non autosufficienti. Per permettere ai figli italiani di questi di poter lavorare, di avere una famiglia. Perché in Italia l’assistenza agli anziani è affidata alle famiglie.Valentina riesce a trovare un datore di lavoro che la regolarizza solo nel 2007. Fanno domanda regolarmente, aspettano, aspettano fino a maggio 2009. Ma la pratica ancora è impantanata in qualche ufficio, è tutto regolare, ma la pratica non avanza, magari è finita in un cassetto “telematico” in fondo al sistema computerizzato. Passa anche giugno.Valentina lavora. Fa la spesa, lava la casa, accudisce i due anziani, li lava, dà loro le medicine, li mette a letto. Di notte ha il sonno leggero, un po’ per sentire se qualcosa non va in casa, un po’ pensando a suo figlio che ormai è un uomo.Oggi è il 2 luglio 2009. Del permesso di soggiorno ancora nessuna traccia. Ma Valentina da oggi può essere arrestata, messa in un centro di identificazione per un anno e mezzo, processata, incarcerata.

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