L’uomo dei record che aveva rinunciato al suo sogno


BOLOGNA, 9 MAG. 2012 – Non c’era ambiente bolognese in cui Maurizio Cevenini non fosse conosciuto e amato. In quelli politici lo testimoniava la valanga di voti ricevuti a ogni tornata elettorale, da ultimo le regionali dello scorso anno. Recordman di preferenze, ma anche di matrimoni civili: nessuno ne aveva celebrati più di lui a Palazzo d’Accursio. E in campo sportivo basta solo ricordare che per tutti i tifosi rossoblù lui era semplicemente "il Sindaco del Dall’Ara", presente in tribuna fino a domenica scorsa per assistere alla vittoria del suo Bologna contro il Napoli.Nato nel 1954, sposato, una figlia, Federica, aveva conseguito il dottorato in social welfare, a indirizzo servizio sociale sanitario. Amministratore delegato della casa di cura privata Villalba (la stessa dove lo scorso anno è stato a lungo ricoverato Vasco Rossi) dal 1982 al 2006, nel ’91 e’ diventato presidente dell’Associazione Ospedalità Privata di Bologna, vicepresidente regionale e segretario del Consiglio nazionale, carica ricoperta fino al 2007. Dal ’90 al ’95 assessore al personale e poi capogruppo al Comune di San Lazzaro di Savena, é stato vicecapogruppo del Consiglio comunale di Bologna dal ’95 al ’99 e dal ’99 al 2004 vicepresidente del Consiglio comunale. Dal 2004 al 2009 presidente del Consiglio provinciale di Bologna, dal 2009 al febbraio 2010 eletto con 4.054 preferenze, presidente del Consiglio comunale di Bologna, nell’aprile 2010 diventa Consigliere regionale eletto con 19.106 preferenze, ed è consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa. Era membro dell’Assemblea regionale e provinciale Pd. Il 25 ottobre 2010 Cevenini si era ritirato dalle primarie del centrosinistra per le Comunali del capoluogo emiliano, alcuni giorni dopo il ricovero a Villalba per un attacco ischemico. "Ho scelto di ritirarmi – aveva spiegato in una conferenza stampa nella casa di cura – perché lo choc che ho avuto dopo questo malore è stato forte. Immenso dolore che provoca rinunciare al sogno della mia vita".Quel passo indietro non gli aveva però impedito di rimanere il volto più conosciuto e popolare del Pd in città. Per questo adesso Bologna è sotto choc e dal partito continuano ad arrivare commenti increduli. "La politica quando ti entra nelle vene non esce più", aveva detto abbandonando la corsa a sindaco. E il fatto che abbia scelto la torre della Regione per morire, è probabilmente un’ulteriore conferma di questa sua convinzione.

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