L’ondata di arresti che non piace all’Onda


BOLOGNA, 6 LUG. 2009 – Eccoci entrati nella settimana del G8. Da mercoledì l’Italia ritorna padrona di casa del summit che riunisce i grandi della Terra – o presunti tali – e, come consuetudine, si dà da fare per evitare che ad accogliere gli illustri ospiti, oltre al premier Silvio Berlusconi, arrivino anche manifestanti e dissidenti. Non sorprende più di tanto dunque che, con un tempismo da ammirare, la Digos di Torino, in coordinamento con la Direzione centrale della polizia di prevenzione, si sia presentata stamattina nelle case di molti ragazzi a Bologna, Torino, Milano e Padova con mandati di cattura e di perquisizione. Ventuno di loro sono ora agli arresti, sottoposti a "misure cautelari" per gli incidenti che avvennero lo scorso 19 maggio nel capoluogo piemontese in occasione del G8 dell’Università. Appena la notizia si è diffusa, gli studenti dei maggiori Atenei del Paese hanno cominciato a protestare.A Bologna sono stati arrestati quattro studenti dell’Alma Mater: Alessandro Boggia, 22 anni, modenese; Marco Mattei, 27 anni, livornese; Ernesto Maria Rugolino, 22 anni, reggino e Francesco Zuanetti, 20 anni, veronese. I quattro sono iscritti alle facoltà di Scienze Politiche, Storia, Biotecnologie e Scienze antropologiche e appartengono tutti al gruppo antagonista "Crash". Dovranno rispondere dei reati di violenza aggravata e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, dopo che nei loro confronti sono state eseguite perquisizioni in cui gli agenti hanno sequestrato gli indumenti, ripresi dalle telecamere, indossati dagli studenti durante i disordini di Torino. Nella tarda mattinata di oggi, in loro sostegno, circa una settantina di studenti dell’Onda e di altri Collettivi cittadini hanno occupato il Rettorato. L’azione è stata decisa dopo una breve assemblea del Movimento e sulla scia di proteste analoghe in altre città. I ragazzi, che si sono fermati nel cortile interno dell’edificio, hanno chiesto un incontro immediato con il rettore Pier Ugo Calzolari e la prorettrice Paola Monari. Dopo circa mezz’ora i ragazzi dell’Onda hanno lasciato il Rettorato – non prima, però, di aver attaccato un foglio con scritto "Chiuso per incapacità di comunicazione" – e hanno improvvisato un corteo per le vie della zona universitaria. In circa un centinaio si sono fermati sotto le Due Torri, dove hanno incontrato almeno cinque mezzi della polizia che ha organizzato una barriera per non farli proseguire oltre. Il faccia a faccia a distanza tra studenti e forze dell’ordine è durato una decina di minuti. Poi i ragazzi dell’Onda hanno fatto dietrofront e sono ritornati all’interno della Facoltà di Lettere, percorrendo via Zamboni, seguiti a poca distanza dalla Digos. I dimostranti sono entrati nell’aula 3 di via Zamboni 38, la stessa dove si erano già riuniti in assemblea e avevano deciso le proteste. Intanto, per stasera, hanno indetto un’assemblea pubblica. L’Onda ha protestato contro gli arresti di stamattina anche nelle altre grandi università italiane: dalla Sapienza a Roma alla Ca’ Foscari a Venezia, dalla Statale a Milano alla Federico II a Napoli, oltre che a Pisa. "Quella dalla Procura di Torino – scrivono in un volantino gli sutdenti del movimento – è stata una repressione ordinata dal ministero dell’Interno alla magistratura. Un atto più che scontato che soggiace direttamente alle direttive di Maroni". Ciò che desta sospetti è soprattutto la tempistica delle perquisizioni, arrivate tra l’altro poche ore dopo gli arresto di  Max Gallob, leader del centro sociale Pedro di Padova, e di Egidio Giordano, guida indiscussa del centro sociale napoletano Insurgencia, già coinvolto nelle violente contestazioni all’apertura della discarica di Chiaiano. Giordano è stato fermato all’Aquila due giorni prima del summit mondiale, dopo la partecipazione alla fiaccolata organizzata tre mesi dopo il terremoto.Il procuratore di Torino Giancarlo Caselli, invece, ricostruisce la dinamica degli scontri scoppiati in città nell’ultimo giorno del G8 dell’Università e sostiene che "su tremila dissenzienti che hanno manifestato pacificamente, i violenti non erano più di trecento". Il 19 maggio si era creata una sorta di guerriglia urbana tra polizia e manifestanti, nella quale si ferirono 19 persone. "E’ contro di loro che abbiamo indagato – prosegue Caselli – Non è intenzione della Procura colpire singoli gruppi politici o controculturali, ma anzi difendere la libertà di manifestare democraticamente qualsiasi opinione. Video e foto dimostrano però che, poco prima di arrivare al Castello del Valentino, in 300 si coprono il volto con sciarpe, caschi e cappucci, sollevano scudi di plexiglass e da un cassonetto, estraggono mazze, piccozze, fumogeni e caschi".

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