L’Ogr deve vivere


BOLOGNA 23 GIU. 2010 – E’ uno dei centri più importanti per la manutenzione delle locomotive e dei vagoni che ogni giorno trasportano migliaia di viaggiatori sulle ferrovie italiane. Da qualche settimana gli è stato però impressa una data di scadenza: trentun dicembre 2013. Entro quel giorno l’Officina Grandi Riparazioni di Bologna dovrà chiudere i battenti, così vuole il Gruppo Fs che da qui al 2014 ha deciso di dimezzare a livello nazionale il settore delle grandi manutenzioni. Contro questo piano, giudicato inaccettabile, sono scesi in strada questa mattina quattrocento lavoratori armati di trombette, fischietti, clacson e cilindri di latta legati al collo suonati come tamburi. Un colorato corteo al cui rumore hanno contribuito anche diverse vuvuzelas portate dai manifestanti. Dallo stabilimento di via Casarini il serpentone di protesta ha raggiunto piazza Nettuno passando per via San Felice e via Ugo Bassi."Si rischia di disperdere un patrimonio di conoscenze e professionalità – ha spiegato Alberto Ballotti, responsabile Filt-Cgil Emilia-Romagna -, Bologna è la testa pensante della manutenzione per i mezzi leggeri elettrici e per i mezzi pendolanti in Italia"."Siamo qua – ha sottolineato Silvano Di Matteo delle rsu aziendali – per spiegare ai bolognesi che la nostra città ha bisogno di questa officina che da cento anni fa manutenzione ai treni. Siamo 400 lavoratori dipendenti delle ferrovie e altri 200 di ditte esterne che rischiano il posto – ha proseguito -, il nostro è un centro di eccellenza in Italia, da cui dipende la sicurezza dei viaggiatori. Negli anni abbiamo combattutto anche la lotta per mettere al bando l’amianto. Se il proclama dell’azienda non verrà tolto, andremo avanti con altre azioni".Nella manifestazione, a cui hanno partecipato molti dipendenti in tuta da lavoro, diverse le bandiere della Cgil, ma anche Pd, Prc, Pcl e sindacato Fast. Alcuni poi hanno portato una bara con sopra un cappello da ferroviere. "Oggi quelli della Cgil hanno fatto una piccola Pomigliano – ha sbottato Roberto Santi, segretario regionale di Fast Ferrovie – accorrendo in massa ad una manifestazione che non volevano fare, se noi non li tiravamo per i capelli. Bene, ma ora si vada avanti seriamente".La proposta avanzata dai sindacati contro la dismissione delle officine è la creazione di un polo della manutenzione regionale per le aziende di trasporto pubblico. Per ora, però, un primo incontro col responsabile dei treni Etr 500 si è concluso con un nulla di fatto. Il piano di riorganizzazione sposterebbe le attività di officine di Vicenza e Foggia, ma il timore dei sindacati è di vedere le attività di manutenzione progressivamente affidate all’esterno.Dietro l’operazione di dismissione da parte di Trenitalia si cela anche, secondo le Rsu dell’Officina, lo spettro della speculazione edilizia. Al posto degli stabilimenti Ogr, collocati a breve distanza dal centro di Bologna, potrebbe presto sorgere un’area residenziale, come prevede un accordo di valorizzazione urbana stipulato nel 2005 tra Fs e Comune sotto la giunta Cofferati.

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