L’Europa promuove l’alimentare made in E-R


BOLOGNA, 13 APR. 2011 – Ormai non è più solo un piacevole luogo comune, ma è arrivata l’ufficialità: c’é spazio e mercato nel futuro per i prodotti emiliano-romagnoli sulle tavole di tutta Europa. Oltre una consolidatissima tradizione, da oggi a dimostrarlo c’è anche uno studio sui consumi europei tracciato dall’Inran e dall’Indis (gli istituti nazionali di ricerca su nutrizione e distribuzione) sotto la regia di Europass, l’ufficio con sede a Parma dell’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. In pratica, gli studiosi hanno intrecciato i dati dei consumi, dell’import-export e i parametri nutrizionali di ogni singolo paese, stimando così i trend alimentari dei prossimi anni. E quasi tutti combaciano con i prodotti di qualità dell’Emilia-Romagna, con prospettive molto interessanti in particolare verso la Scandinavia e l’est Europa. Unioncamere e la Regione hanno illustrato i risultati della ricerca agli addetti ai lavori del territorio regionale, proprio per stimolarli in questa direzione: "Con il mercato interno depresso il momento è difficile – ha sottolineato il presidente di Unioncamere Andrea Zanlari – per questo stiamo cercando di comunicare che ci sono anche altri punti di riferimento". Per sfruttarli al meglio, però, occorre puntare sulla qualità: "Non c’é solo il costo, ma anche l’attenzione alla salute. Su come un prodotto viene fatto". E in questo l’Emilia-Romagna può dirsi all’avanguardia in Europa con un paniere di 33 marchi Dop e Igp e oltre 230 prodotti tradizionali registrati dal Ministero. Ecco perché aceti, verdure, salumi, piadine e formaggi della Regione hanno un futuro assicurato: "L’Europa ora chiede sicurezza, un pre-requisito che noi possiamo dire di portare avanti da decenni", ha proseguito Zanlari. Un esempio? "Il salume tedesco è una mummia, pieno di conservanti e additivi. Il nostro, invece, è vivo". Secondo i dati dell’Efsa se il mercato per i prodotti emiliano-romagnoli si consoliderà, con margini di ulteriore crescita, in paesi come Regno Unito, Francia o Germania, le nuove opportunità verranno dalle frontiere scandinave, dall’Irlanda, dalla Bulgaria, dall’Ungheria e dall’Estonia. Una sfida sulla quale la Regione e le aziende vogliono scommettere da subito senza perdere tempo attraverso l’elaborazione i progetti mirati verso i nuovi mercati.

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