L’etica secondo Savater


Mercoledì 25 marzo alle ore 21 l’associazione culturale Telecitofono festeggia cinque anni di attività con un appuntamento rivolto a tutta la città, una lezione-dibattito sul tema “Etica e politica per un figlio” condotta dal filosofo spagnolo Fernando Savater che sarà ospite della Scuola di Etica e Politica “Giacomo Ulivi” promossa dall’associazione Telecitofono. L’appuntamento si terrà all’aula magna “Pietro Manodori” dell’Università di Modena e Reggio Emilia in viale Allegri 15 ed è realizzata in collaborazione con lo stesso ateneo e la Gabella di via Roma.La lezione parte dai due libri di Savater “Etica per un figlio” e “Politica per un figlio”, l’autore si domanda se l’etica e la politica hanno qualcosa in comune. Per quanto riguarda il loro scopo – risponde Savater – sembrano fondamentalmente imparentate. L’etica è l’arte di scegliere quello che conviene di più a noi singoli individui, alla ricerca di vivere nel modo migliore possibile. L’obiettivo della politica è quello di organizzare al meglio la convivenza sociale, in modo che ciascuno possa scegliere ciò che gli conviene. Dato che nessuno vive isolato (e trattare umanamente i nostri simili è la base per vivere bene), chiunque si ponga la preoccupazione etica di vivere bene non può disinteressarsi della politica. Sarebbe come pretendere di star comodo in una casa senza voler saper nulla dei rubinetti, dei topi, del riscaldamento, dei calcinacci che cadono e possono far crollare l’intero edificio mentre dormiamo.Savater vuole rivelare anche alcuni luoghi comuni: “La politica è una vergogna. I politici non hanno morale”, l’autore richiama queste battute per domandare al figlio quante altre cose del genere abbia sentito ripetere migliaia di volte. “Allora – continua il padre filosofo – la prima norma è quella di diffidare di tutti quelli che credono di avere l’obbligo ‘sacrosanto’ di lanciare tuoni e fulmini morali contro la gente ‘in generale’, i politici, le donne, gli ebrei, i farmacisti o il puro e semplice essere umano preso in quanto specie. L’etica non è un’arma da lancio né una munizione per sparare cannonate sul prossimo e colpirlo nella stima di sé stesso. E ancor meno sul prossimo in generale, come se gli esseri umani fossero fatti in serie come le ciambelle. L’etica serve soltanto a tentare di migliorare sé stessi, non a fare una predica di belle parole al vicino, e l’unica cosa che l’etica sa per certo è che il vicino, tu, io e tutti gli altri, siamo fatti artigianalmente, uno per uno, con amorevole diversificazione. Perciò a chi ci ruggisce nell’orecchio: “Tutti i…( politici, neri, capitalisti, australiani, pompieri e quello che si vuole) sono degli immorali” si può rispondere gentilmente: “Pensa per te, stupido!” o qualcosa di simile”. Ecco dunque, in conclusione, i consigli di Savater al proprio figliolo: non stare a sentire quelli che ti dicono che il mondo è politicamente invivibile, che va sempre peggio, che nessuno può vivere bene in condizioni tanto ingiuste, violente e aberranti come quelle del presente; le stesse cose le hanno dette in tutte le epoche e a ragione, perché le società umane non sono mai state ‘dell’altro mondo’, come si suol dire, sono sempre state di questo mondo e perciò piene di difetti, di abusi, di delitti; però in tutte le epoche ci sono state persone capaci di vivere bene o perlomeno impegnate a tentare di vivere bene. Nessun sistema politico – aggiunge Savater – è così cattivo che in esso non vi possa essere nulla di buono: per avverse che siano le circostanze, la responsabilità finale dei propri atti ce l’ha ognuno di noi e il resto sono alibi. Allo stesso modo, nasconde la testa sotto la sabbia chi sogna un sistema politico perfetto (‘utopia’, lo chiamano di solito) in cui tutti quanti sarebbero ‘automaticamente’ buoni perché le circostanze non permettono di fare il male. Purtroppo il male sarà sempre alla portata di chi ‘voglia’ il male, ma per quanto male vi sia in giro vi sarà sempre del bene per chi ‘voglia’ il bene. “Addio, amico lettore, cerca di non passare la vita nell’odio e nella paura”: così, con queste parole di Stendhal, ci saluta il professore di etica Fernando Savater, che ha parlato ad un figlio perché anche noi potessimo intendere.

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