L’Emilia-Romagna vittima della Mal’aria


BOLOGNA, 28 GEN. 2011 – Dal punto di vista respiratorio, l’Emilia-Romagna è fuorilegge. Lo dice Legambiente, che nel rapporto Mal’aria 2011 rileva come lo scorso anno nessuna città della regione abbia rispettato i limiti fissati per le polveri sottili. A guidare la classifica dell’aria cattiva sono Reggio Emilia – con 84 giorni di sforamento del limite di 50 microgrammi di Pm10 contro un massimo consentito di 35 giorni – e Modena (82). Male anche Bologna e Piacenza (63), Parma (61), Ferrara (59), Rimini (58), Ravenna (47) e Forlì (45). "Il fatto che le condizioni del bacino padano favoriscano lo stagnamento dell’aria non può essere una giustificazione – rileva Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna – Dobbiamo intensificare gli sforzi". Durante la conferenza stampa sui dati regionali, Legambiente ha presentato anche i risultati di alcuni rilevamenti effettuati a Bologna il 13 gennaio nella fascia oraria antimeridiana. In tutti gli otto siti scelti per monitorare le polveri, i valori hanno superato ampiamente gli standard di legge. In particolare nelle zone completamente aperte al traffico sono fino a cinque volte superiori al limite. "Con uno strumento portatile – ha detto Claudio Dellucca, presidente di Legambiente Bologna – i nostri tecnici hanno misurato le concentrazioni ad altezza uomo, e non a tre metri come Arpa; e nei momenti di massimo traffico, quelli cioé in cui la maggior parte delle persone respirano le polveri". Dellucca ha inoltre ricordato che, secondo i dati Arpa, nei primi 27 giorni dell’anno gli sforamenti a Bologna sono già stati 12. "Dobbiamo stare attenti perché – ha concluso Dellucca – siamo già al quinto anno di sforamento, e quando si superano i 35 giorni sono previste sanzioni dall’Ue". Oltre alle Pm10 (le polveri, per così dire, meno sottili) situazione grave anche per le Pm2,5 e Pm1: "Queste polveri – ha detto Luciano Forlani, professore di Chimica industriale dell’ Alma Mater – sono perfino più pericolose perché non vengono filtrate dal naso ed entrano direttamente nei polmoni. Inoltre rischiano di venir prodotte dagli stessi filtri usati nei motori diesel per ridurre le Pm10. Respirare aria con un’alta concentrazione di polveri – ha concluso il docente – fa male anche sul breve periodo: in soggetti predisposti porta, in 20/30 minuti, ad infarti e malattie cardiovascolari".

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