L’Emilia-Romagna torna indietro: nel 2012 Pil a -1,5%


BOLOGNA, 12 APR. 2012 – La lenta ripresa emiliano-romagnola avviata nel 2010 si è interrotta nel quarto trimestre 2011. Produzione e fatturato sono rimasti invariati, mentre gli ordini sono in calo: la crisi torna insomma a incidere "in modo pesante" sulla nostra regione. E per il 2012 è previsto un calo del Pil dell’1,5%, con contrazioni di fatturato, ordini, investimenti e occupazione. Lo rivela l’indagine congiunturale sull’ultima parte dello scorso anno e sulle previsioni di quello in corso, realizzata da Unioncamere e Confindustria con Carisbo."La crisi si sta accentuando", osserva il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna Carlo Alberto Roncarati, secondo cui "occorre affrontare le difficoltà focalizzando le linee d’intervento su azioni integrate: l’obiettivo è creare le condizioni per imboccare un nuovo sentiero di sviluppo sostenibile". Le prospettive di diminuzione del Pil regionale sono confermate da Confindustria: "Il quadro regionale e il clima di fiducia degli imprenditori – sostiene il presidente Gaetano Maccaferri – sono bruscamente peggiorati, analogamente al contesto nazionale". A soffrire di più sono le imprese più piccole, meno orientate all’export, mentre tiene il sistema metalmeccanico. Il saldo tra imprenditori ottimisti e pessimisti, però, è peggiorato. "E’ urgente – afferma Maccaferri – riattivare le dinamiche di crescita, passando da una fase di prelievo-recessione a una fase di riforma-crescita". Anche il credito, secondo Carisbo, ha segnato un rallentamento nella seconda metà del 2011 che è proseguito nel 2012. "Permangono le difficoltà del contesto operativo – conclude il direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Adriano Maestri – caratterizzato dalla ricaduta in recessione della nostra economia, che frena la domanda di credito e giustifica la prudenza nelle decisioni finanziarie".

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