L’Emilia Romagna puntasul turismo a cavallo


BOLOGNA, 17 GIU. 2013 – La Camargue è avvertita: l’Emilia-Romagna si candida per diventare la patria del turismo a cavallo. Probabilmente è ancora un sogno, ma le potenzialità, almeno sulla carta, ci sarebbero tutte. Lo dicono i numeri, come i 3.500 chilometri di ippovie censite a livello regionale, e lo confermano le intenzioni, come l’accordo firmato a Bologna tra Terranostra, l’associazione agrituristica di Coldiretti, e la Fise, la Federazione italiana sport equestri. Ad oggi solo poco più del 10% degli agriturismi é attrezzato a ricevere cavalli e cavalieri e il protocollo si impegna ad aumentare questo numero, puntando su un nuovo modello di turismo sostenibile dagli importanti sbocchi economici. D’altronde, come ricorda la presidente Fise Pamela Meier, "in Europa ci sono intere regioni che vivono solo di cavalli" e anche l’Emilia-Romagna potrebbe giocarsi le proprie carte: "Negli ultimi cinque anni i nostri iscritti sono aumentati del 12% l’anno e sono circa 2.000 le persone che partecipano ai nostri weekend organizzati". Numeri cinque volte inferiori a quelli del Veneto e della Toscana dove l’equiturismo gode di più tradizione, ma soprattutto più strutture e più aiuti dalle istituzioni: "Per ora siamo uno sport, ma potremmo diventare una filiera", spiega la Meier, secondo la quale "ci sono migliaia di potenziali turisti che non trova risposte adeguate". Per questo negli ultimi anni la Fise si è messa al lavoro per censire percorsi e formare personale specializzato. Ora tocca al turismo fare la propria parte: "Vogliamo far crescere un turismo di eccellenza, che rispetti l’ambiente e faccia conoscere realtà locali fuori dai normali circuiti", è la speranza di Carlo Pontini, presidente di Terranostra. Ad oggi solo 47 aziende sulle 450 aderenti sono attrezzate per fornire assistenza agli equituristi: "Contiamo che aumentino, puntando sulle nuove opportunità di questa sinergia". Ovvero acqua e fieno ad ogni punto sosta o di tappa in cambio di decine di prodotti Igp e Doc: "Perché – come rileva la Meier – la prima necessità è quella di assistere il cavallo, altrimenti nessuno entrerà nei ristoranti a consumare".

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