L’Emilia-Romagna “pedala” fuori dalla crisi


BOLOGNA, 20 APR.2011 – Prima le note positive: un fatturato in aumento del 4,5% grazie al forte balzo in avanti del conto terzi, una decisa crescita della spesa per consumi, il settore manifatturiero e in particolare il legno-mobile e la moda che tornano a sorridere e la provincia di Rimini pressochè risorta dal periodo di crisi. Una concatenazione di fattori che permette a Gabriele Morelli, segretario di Cna Emilia-Romagna, di dire che – finalmente – nella nostra regione c’è ripresa. Ma non si può cantar vittoria. Dai dati congiunturali di TrendEr, l’osservatorio della micro e piccola impresa realizzato da Cna e Bcc con la collaborazione di Istat sui bilanci di 5040 imprese realizzate in regione, emerge che nel secondo semestre 2010 permangono ancora numerose difficoltà. Si va dalla stagnazione degli investimenti, sintomo di una persistente preoccupazione, alla problematica situazione delle costruzioni, che fino al 2005 – e per più di 15 anni – avevano fatto da volano alla crescita di tutto il centro nord, fino al differenziale nel settore micro per quanto riguarda l’export. Un elenco snocciolato stamattina dal direttore del Centro Studi Sistema Giovanni Dini durante la presentazione di TrendER nella Torre Cna a Bologna, che fa tornare tutti con i piedi per terra.Un’azzecatissima immagine dell’attuale situazione la fornisce nel corso del suo intervento Guido Caselli, direttore dell’Ufficio Studi e Ricerche di Unioncamere. Prendendo in considerazione la crescita del Pil mondiale negli ultimi sei mesi dello scorso anno, dipinge l’Italia come in sella ad una bicicletta, mentre gli altri paesi avanzano chi in motorino, chi in automobile, chi addirittura in formula 1. E anche l’Emilia-Romagna si trova costretta a seguire l’effetto paese, anche se però fa valere tutte le sue potenzialità raggiungendo risultati migliori rispetto alle altre regioni. Non è un caso infatti che i sentiment degli imprenditori nostrani siano in netto miglioramento, come è emerso dall’indagine qualitativa effettuata dall’Istituto di ricerche sociali e marketing Freni di Firenze. Gli umori e le aspettative per il futuro degli addetti ai lavori tornano ad essere positivi, e finalmente viene individuata anche una data più precisa per l’uscita dalla crisi. Si parla di 12/18 mesi, a cui bisogna aggiungere un necessario periodo per ritornare alla situazione pre-crisi, perchè la crescita – quando inizierà – sarà lenta.A fare da traino a questo accenno di ripresa, ma anche al recupero duraturo che si spera sia una sua diretta conseguenza, è l’export. Un export in forte crescita, però, solo nei settori con più tecnologia e innovazione e nelle realtà produttive di grandi dimensioni. Le micro e piccole imprese, infatti, fanno ancora molta fatica ad esportare. Diventa così più che mai necessario, spiega il segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna Ugo Girardi, investire su innovazione e formazione, per garantire il mantenimento della competitività di tutti, anche dei soggetti più deboli. Ecco dunque 3 parole chiave: rete, sistema e collaborazione; perchè il modello PMI non è affatto superato, ma è importante non rimanere da soli vedendo così preclusa la possibilità di esportare con qualità. Ben venga, insomma, un accompagnamento istituzionale: un aiuto nonostante i tagli lineari. Solo così l’Emilia-Romagna potrà incrementare l’attuale 14% di export verso i paesi cosidetti BRIC – ovvero Brasile, Russia, India e Cina – a cui ormai si aggiungono di diritto la S di Sudafrica e la T di Turchia. Chi è già piuttosto avanti da questo punto di vista è il Consorzio Export per l’Agricoltura, la Zootecnia e l’Agroindustria (Cermac), tanto che il suo presidente Enrico Turoni è stato invitato a parlare alla presentazione di TrendER in quanto eccellente esponente emiliano-romagnolo dell’esportazione competitiva. Dopo aver aggianciato il mercato indiano e addirittura quello ubzeko ha infatti le carte in regola per consigliare l’utilizzo di nuove metodologie di innovazione, evitando una presenza mordi e fuggi ma privilegiando programmi a medio termine e un approccio diversificato che tenga conto delle diverse specificità dei paesi stranieri.L’internazionalizzazione è il principale motore dell’innovazione anche per Morena Diazzi, direttore generale Attività produttive, Commercio e Turismo della Regione. Che non dimentica di ricordare la rete di imprese costituita a tale scopo assieme a Cna: una delle numerose misure messe in atto dalla giunta di Vasco Errani per porre fine a questo periodo di crisi. Le altre sono il nuovo piano energetico, mirato alla riqualificazione urbana e all’efficientamento, e il piano triennale di attività produttive su cui si sta attualmente lavorando. Ma per riuscire definitivamente a ripartire, ridando ossigeno anche al martoriato settore delle costruzioni, secondo la Diazzi sono fondamentali quelle opere pubbliche al momento bloccate dai vincoli del patto di stabilità. Per rendere meglio l’idea anche lei riprende la metafora dell’Emilia-Romagna in bici, precisando però che, nel frattempo, l’Italia si ostina a voler andare a piedi.

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