L’Emilia-Romagna modello di integrazione multietnica


ROMA, 20 FEB. 2009 – Emilia Romagna per le regioni e Trieste per le province sono in testa nella classifica delle aree con maggiore integrazione socio-occupazionale degli immigrati. Lo ha rilevato il sesto rapporto del Cnel sull’ integrazione degli immigrati in Italia, presentato oggi. Fra gli indici valutati nel rapporto, l’occupazione, la dispersione scolastica, la devianza, i ricongiungimenti familiari. Per la prima volta, l’Emilia Romagna registra il primato, superando il Trentino Alto Adige (ora quinta) e il Veneto (ora settima) che avevano primeggiato in questo indice complessivo rispettivamente nel 2003 e nel 2004.Al secondo posto e al terzo, rispettivamente, il Piemonte e la Lombardia. Il primato dell’Emilia Romagna riguarda anche la capacità di attirare e trattenere al proprio interno quanta più popolazione immigrata presente a livello nazionale. A livello provinciale, Trieste è seguita da Reggio Emilia, Piacenza e Parma. Mentre a livello di grandi aree, il Nord Ovest torna a collocarsi al vertice, togliendo il primato detenuto con continuità dal Nord Est negli anni precedenti.IL DIVARIO SALARIALELa retribuzione media annua pro capite per gli extracomunitari che lavorano in Italia è di 11.712 euro. Al nord questa quota arriva al 12.200-12.300 euro mentre al sud scende a meno di 9 mila. Rispetto agli italiani, gli stranieri percepiscono circa 7 mila euro in meno l’anno. Lo rileva il rapporto del Cnel sull’integrazione degli immigrati, presentato oggi. La differenza di retribuzioni tra nord e sud, fra lavoratori non comunitari, è mediamente di circa 3 mila euro ma diventano 5 mila tra la prima regione (Friuli con 13 mila euro) e l’ultima (Molise con 8.400). Nel confronto con gli italiani, i non comunitari percepiscono mediamente oltre 7 mila euro di meno, che in alcuni contesti diventano anche 10 mila; è il caso di Roma (11 mila di meno) e di Milano (13 mila di meno). Le differenze sono invece meno accentuate nel meridione. Il rapporto del Cnel sottolinea poi che 87.983 immigrati sono impiegati in posti di alta qualifica (dirigenti ed impiegati, esclusi quindi operai ed apprendisti) mentre nel complesso sono quasi 5 milioni (il 37,4% dei dipendenti d’azienda totali). Sardegna, Sicilia e Lazio sono ai primi posti con le percentuali più alte (12-15%) mentre agli ultimi si trovano le altre regioni del Centro-Nord. A Cagliari, gli immigrati qualificati incidono per circa il 20% a Roma e Napoli per il 13% a Prato solo per il 2%. Il tasso di imprenditorialità degli stranieri é mediamente del 4,35% (erano 13 mila nel 2006, sono diventati 165 mila a giugno 2008); è superiore in Sardegna e Calabria (a Catanzaro e Cagliari è del 17%) prima ancora che delle regioni del Nord.

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