L’Emilia-Romagna contro le ronde


BOLOGNA, 21 SET. 2009 – “Il nostro fine è assicurare chiarezza nelle competenze, senza sovrapposizioni e confusione in una materia così delicata come la sicurezza, che riguarda un diritto fondamentale di tutti i cittadini”. Così il governatore Vasco Errani spiega perchè la Regione Emilia-Romagna ha deciso di presentare ricorso alla Corte costituzionale contro l’articolo della legge sulla sicurezza pubblica (n. 94 del 2009) che disciplina le cosiddette ronde. In particolare, l’Emilia-Romagna chiede la cancellazione di 4 commi dell’articolo 3 della legge 94 (quelli dal 40 al 43) per violazione dell’articolo 117 della Costituzione. E basa il suo ricorso alla Consulta su due aspetti fondamentali. Il primo è la differenza tra sicurezza urbana e ordine pubblico. Quest’ultimo è, infatti, di competenza esclusiva dello Stato, mentre la prima è oggetto – già da dieci anni – di leggi regionali. ll secondo è il fatto che la polizia amministrativa locale è materia di competenza esclusiva delle Regioni. Proprio per questo motivo, undici Regioni italiane hanno già fatto la scelta di regolamentare la sicurezza urbana e la polizia amministrativa con proprie leggi. E fra di esse c’è anche l’Emilia-Romagna, che nel 2003 ha approvato la legge 24 (“Disciplina delle polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza”).Sulla base di ciò, la Regione sostiene l’illegittimità del comma 40, che prevede la possibilità di avvalersi, previa intesa con il prefetto, della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale. L’incostituzionalità riguarda infatti il mancato riconoscimento del ruolo delle Regioni e la violazione della competenza regionale in materia di polizia amministrativa locale e sicurezza urbana.Il ricorso chiede poi la pronuncia di illegittimità costituzionale anche per i commi che regolamentano altri aspetti concreti (41-43): dall’obbligo di iscrizione nei registri del prefetto all’obbligo dei sindaci di avvalersi in via prioritaria di ex appartenenti alle forze dell’ordine.L’ultimo punto del ricorso riguarda la violazione del principio di leale collaborazione e del dovere, anche questo dettato dalla Costituzione, di prevedere forme di coordinamento tra Stato e Regioni su tali materie.

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