L’Emilia-Romagna avrà dieci tecnopoli


BOLOGNA, 11 NOV 2009 – Sono numeri di tutto rispetto quelli dei dieci Tecnopoli che sorgeranno in Emilia-Romagna per la ricerca ed il trasferimento all’industria. Il battesimo per i progetti definitivi che riguardano altrettante aree ed edifici delle dieci province della Regione è arrivato nella giornata inaugurale di ‘R2B days’, la rassegna dedicata al trasferimento tecnologico che si svolge a Bologna. Alla presenza del presidente della giunta regionale Vasco Errani, dell’assessore alle attività produttive Duccio Campagnoli che ha fortemente voluto questo progetto per completare la rete di laboratori, dei rettori degli atenei, compresa la Cattolica di Piacenza e dei vari enti di ricerca (Enea, Cnr, Ior), è stato firmato anche l’accordo quadro e quelli di programma.L’investimento prevede il contributo della Regione che destinerà – come ha spiegato Campagnoli – 130 milioni dei fondi europei del fondo di sviluppo regionale, 90 verranno in varie forme dagli atenei e 15 dagli enti locali che mettono a disposizione aree ed infrastrutture. 54 milioni saranno destinati alle dotazioni tecnologiche, 112 per i contratti dei ricercatori, e 68 per le infrastrutture. Gli ambiti in cui i tecnopoli lavoreranno riguardano alta tecnologia meccanica, nuovi materiali, agroalimentare, costruzioni, scienze della vita, energia, ambiente, ict e design. Il coordinamento della rete sarà realizzato da Aster, la società consortile regionale attivata da tempo che avrà il suo centro nel tecnopolo di Bologna alla ex Manifattura Tabacchi."Questo non sarà un libro dei sogni, ma il modo per completare la rete dei laboratori e dare vita così ad una vera e propria impresa per la ricerca che si rapporterà ai grandi programmi di ricerca internazionale", ha sottolineato l’assessore Campagnoli, che ha voluto mettere in risalto anche l’impegno assunto dagli atenei e dagli enti di ricerca per collaborare tutti insieme a questo disegno. "Ciò che stiamo realizzando oggi è un fatto più unico che raro", ha osservato da parte sua Errani, secondo il quale di fronte alla crisi l’ Emilia-Romagna "deve fare un salto di qualità. La rete che stiamo costruendo ricolloca e rilancia la rete dell’eccellenze dell’Emilia-Romagna, guardando alle generazioni future".Un concetto sul quale si è soffermato anche Patrizio Bianchi, rettore dell’ateneo di Ferrara, che parlando al convegno per la presentazione dei progetti ha insistito sull’esigenza che ormai la regione si pensi ed operi coma "un’unica tecnopoli che mette insieme tutte le capacità scientifiche e tecnologiche di cui dispone". Anche il nuovo rettore dell’università di Bologna Ivano Dionigi ha voluto rimarcare il valore del progetto che coinvolgerà più direttamente circa il 20% dei 71 dipartimenti dell’ateneo nelle sue varie sedi (Bologna più quelle della Romagna). Dionigi però ha voluto sottolineare che il rapporto privilegiato ma "non esclusivo" implicito in questo progetto potrà funzionare al massimo "se le due istituzioni, ateneo e Regione, costruiranno la collaborazione sul principio dell’ autonomia e tenendo la barra su questo principio".

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