L’Emilia-Romagna accoglie la Valmarecchia


RIMINI, 30 LUG 2009 – Dopo un iter procedurale molto lungo, alla fine i sette Comuni dell’Alta Valmarecchia ce l’hanno fatta: abbandonate le Marche, si sono aggregati all’Emilia-Romagna. E’ stata infatti approvata dal Senato in via definitiva la proposta di legge, già approvata anche dalla Camera, del passaggio dei Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello alla provincia di Rimini. Ora si aspetta soltanto la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale, poi i 15,000 abitanti dell’Alta Valmarecchia potranno considerarsi a tutti gli effetti romagnoli.L’Emilia-Romagna raggiunge così la cifra di 348 Comuni, e soprattutto acquista un territorio ricco di storia e forte di un patrimonio paesaggistico ed architettonico eccezionale. La battaglia per il distaccamento dalle Marche e dalla troppo lontana Pesaro risale agli anni ’50, quando una delegazione di sindaci della vallata chiese al parlamento di indire un referendum popolare in merito. Il referendum è arrivato solo nel dicembre del 2006: due terzi degli aventi diritto al voto parteciparono alla consultazione e l’84 per cento votò per il sì al cambiamento di regione. Ora, la ratifica del Parlamento sancisce la fine di una querelle molto antica.Per il presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, l’approvazione in Senato della legge che riporta l’alta Valmarecchia a Rimini "ha l’eco e il sapore della Storia. Quella vera, quella che rimane. Il Parlamento italiano ricuce così una ferita secolare"."Va dato atto e merito – sottolinea – a tutte le forze politiche e a tutti i parlamentari locali per la responsabilità e la correttezza con cui è stato condotto in porto, in tempi sostanzialmente rapidi, un percorso istituzionalmente non facile. L’Alta Valmarecchia – prosegue – è socialmente, culturalmente, economicamente, sentimentalmente provincia di Rimini" e da oggi l’obiettivo principale è la "forte integrazione dei servizi e delle infrastrutture", dei servizi sociali e sanitari; dei comparti turistico e culturale; della rete viaria esistente e in progettazione; della rete artigianale e commerciale. "Il primo passo da compiere – aggiunge – è concordare con la Regione Emilia-Romagna un cammino amministrativo e un pacchetto di risorse da destinare all’integrazione tra i due territori. Contestualmente, attivare l’iter per il passaggio delle competenze e delle progettazioni già in corso, attraverso la nomina di un commissario ad acta e all’accordo tra le due Regioni e le due Province". "Il nostro obiettivo è accelerare al massimo questi passaggi obbligatori", conclude Vitali, precisando di aver voluto proprio per questo gestire direttamente "una specifica delega assessorile" appena istituita per la Valmarecchia.Meno soddisfatto, ma forse ormai rassegnato è il governatore delle Marche, Gian Mario Spacca, che insieme alla sua giunta si era opposto a quella che considerava una decisione ingiusta. "Credo che ci sia poco da dire – ha dichiarato – il Parlamento ha deciso. All’unanimità il Senato ha preso una decisione pressoché analoga a quella assunta della Camera dei deputati". "Il Parlamento – seguita Spacca – è il cuore del sistema democratico del nostro Paese ed è inutile nascondere che questa determinazione dei parlamentari dei due schieramenti di maggioranza e opposizione condiziona fortemente la possibilità di sostenere presso la Corte Costituzionale il parere contrario espresso dal Consiglio regionale delle Marche, come peraltro la giunta regionale si era impegnata a fare". Dunque le Marche potrebbero a questo punto alzare bandiera bianca e rinunciare al ricorso. Potrebbe quindi essere più agevole il passaggio alla Romagna di Montecopiolo e Sassofeltrio, gli altri due Comuni della Valmarecchia in cui si è svolto il referendum, per i quali però l’iter è ancora arretrato.

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