L’Avvenire tuona contro Errani: “Svaluta la famiglia”


BOLOGNA, 15 NOV 2009 – L’Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, prende posizione contro la norma della prossima finanziaria regionale emiliano-romagnola che intende equiparare l’accesso al welfare per le coppie tradizionali e quelle di fatto. In un editoriale che compare sul numero di oggi del settimanale domenicale ‘Bologna Sette’ intitolato ‘La Regione svaluta la famiglia Costituzionale’ il quotidiano dei Vescovi giudica il progetto di inserire i cosiddetti ‘Dico’ emiliano-romagnoli nella finanziaria "una scelta tutta politica e ideologica che si vuole sottrarre ad un più ampio dibattito politico e sociale. Quanto basta – continua l’editoriale – per augurarsi che in Consiglio regionale maturino orientamenti più responsabili e sensibili ai principi costituzionali, anche per evitare un eventuale ricorso per incostituzionalità da parte del Governo". Ricorso che è già stato minacciato dal sottosegretario Carlo Giovanardi.L’editoriale, firmato dal responsabile giuridico della Conferenza Episcopale regionale Paolo Cavana, afferma tra l’altro che "si prova quasi imbarazzo nel commentare tale norma, tale è il livello di confusione che essa esprime sul piano giuridico", poiché non ci possono essere diritti civili, politici e sociali generati dalla legislazione regionale, ma che essi sono riconosciuti ai singoli ed alle formazioni sociali dalla Costituzione. Quindi secondo la presa di posizione di Avvenire, il "legislatore può meglio precisare le modalità di accesso, ma non può modificare titolarità e contenuti essenziali, riservati al legislatore statale".Ieri il presidente della Regione Vasco Errani aveva definito "una norma antidiscriminatoria" l’estensione da parte della Regione Emilia-Romagna del sistema di welfare a tutte le coppie conviventi. "Non abbiamo fatto Dico o Pacs – aveva spiegato Errani – abbiamo fatto una cosa semplice, giusta, sacrosanta, europea. Ovvero garantire l’accesso ai servizi alle forme di convivenza reale, perché noi siamo un sistema universalistico. Stiamo lavorando ad una forma di accesso equa ai servizi, che non abbia un approccio ideologico, ma sostanziale, che si rivolga innanzitutto alle famiglie numerose e alle nuove forme di povertà".L’affondo della Cei segue quelli delle settimane scorse, sempre a firma di Cavana, su altri temi eticamente sensibili. Nel numero dell’11 ottobre, ‘Bologna Sette’ aveva tuonato contro la giunta regionale e l’assessore alla sanità Bissoni sul tema dell’adozione della pillola abortiva RU486: il quotidiano sosteneva che la Regione considerava l’aborto una "mera pratica amministrativa", compiacendosi che la legge fosse applicata correttamente e non facendo nulla per prevenire l’aborto. La domenica seguente, 17 ottobre, Cavana firmava invece un editoriale contro l’intenzione del Consiglio comunale di Bologna di introdurre un registro per il testamento biologico, considerato dal quotidiano della Cei "un’esigenza di cui non si devono fare carico gli enti locali".

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