L’Avvenire raduna i cattolici e prepara l’alternativa


BOLOGNA, 24 OTT 2010 – Bologna Sette, il supplemento domenicale de l’Avvenire curato dall’Arcidiocesi di Bologna, auspica un ritorno all’impegno diretto dei cattolici nella politica, sia a livello locale che nazionale, e critica il modello d’integrazione proposto dal capoluogo emiliano.Nell’editoriale di oggi intitolato "nuovi politici cattolici anche a Bologna", il settimanale sottolinea "l’esigenza, meglio ancora l’urgenza di un nuovo impegno dei cattolici in politica" anche nel capoluogo dell’Emilia-Romagna. Sebbene anche l’Arcidiocesi rilevi che "i tempi del partito popolare prima e della Democrazia cristiana poi sono lontani e difficilmente clonabili", sembra palpabile presso l’Arcidiocesi di Carlo Caffarra la volontà di trovare per i cattolici un nuovo partito identitario, una casa comune che fondi di nuovo le sue radici nei valori e nelle priorità della Chiesa. "Nessuna messa all’indice – afferma l’editoriale – delle fonti alle quali solitamente come cattolici ci abbeveriamo. Ma occorre far nascere, anche nella futura generazione di politici cattolici, la consapevolezza che quelle fonti sono come la Pravda: ovvero ci istigano a pensare come loro. Ecco allora la conseguenza: cattolici di buona volontà che sulle scuole cattoliche o sulla famiglia si ritrovano ad avere lo stesso giudizio di Pannella".Un testo che chiama in causa precisamente coloro i quali si sono trovati, da cattolici ed ex democristiani, a militare in partiti che avessero anche componenti laiche e di tradizione diversa. In vista delle elezioni comunali del 2011 per Bologna e, forse, delle elezioni politiche nazionali, l’editoriale sembra preparare il campo a un’ipotesi, ancora piuttosto remota per la verità, di alternativa politica che possa finalmente, dal punto di vista dell’Arcidiocesi, riportare l’impegno politico ed il voto cattolico verso un partito che non costringa a compromessi. "Gli strumenti per un’alternativa – si legge ancora nell’editoriale – ci sono: il catechismo, la dottrina sociale, il magistero dell’arcivescovo, i mezzi della comunicazione cattolica, le opere sociali e culturali". L’invocazione al ritorno alle radici cattoliche è tanto più urgente, secondo l’Arcidiocesi, a Bologna: "E’ sacrosanto per i cattolici – scrive – il primato dell’accoglienza (e su questo non dobbiamo prendere lezione da nessuno), ma ci vorrebbe il coraggio di riconoscere che il multiculturalismo è fallito: perché annulla tutte le differenze senza proporre per tutti, autoctoni e stranieri, un valore condiviso di confronto che per la nostra città non può che essere quello delle radici cristiane".

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