L’Avvenire: “Per la Regione l’aborto è amministrazione”


BOLOGNA, 11 OTT 2009 – La Regione Emilia-Romagna considera l’aborto come una "mera pratica amministrativa", e non si assume l’impegno di promuovere una cultura di accoglienza della vita. Questo il contenuto del duro attacco partito stamane dalle pagine di ‘BolognaSette’, l’inserto domenicale dell’Avvenire, firmato da Paolo Cavana, responsabile dell’ osservatorio giuridico legislativo della Conferenza episcopale dell’ Emilia-Romagna.Il giurista torna sulla somministrazione della pillola Ru486 e sul dibattito partito da alcuni consiglieri regionali, perplessi sulla compatibilità tra somministrazione della pillola e legge 194 sulla interruzione di gravidanza. Dubbi ai quali ha risposto l’ assessore regionale alla Sanità Giovanni Bissoni che ha escluso violazioni della legge. "Non si può che prendere atto di quanto asserisce l’ assessore circa la corretta applicazione di tali procedure, né si vuole dubitare della sua volontà di intervenire su eventuali irregolarità di singole strutture denunciate dalla stampa locale", precisa Cavana. Che però critica il fatto che nella nota a cui si riferisce (Bissoni è intervenuto più volte su questo tema per sottolineare "l’ applicazione rigorosa della 194" in Emilia-Romagna), "non venga dato alcun rilievo ai principi ispiratori della legge 194, tra cui la tutela della vita umana dal suo inizio e l’ esplicito divieto di considerare l’ aborto come mezzo di controllo delle nascite", né al compito "assegnato a regioni ed enti locali di assumere le iniziative necessarie per evitare che l’ aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite". Secondo Cavana, il passaggio dall’ aborto chirurgico a quello farmacologico va in una direzione vietata dalla legge. Una integrale applicazione della 194, invece, avrebbe richiesto "un potenziamento delle iniziative volte a rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna all’ interruzione della gravidanza". "Di tutto ciò – è il rimprovero del giurista a Bissoni – non vi è traccia nella nota. E quel che è peggio essa tradisce un sostanziale compiacimento per la corretta applicazione delle procedure, riducendo l’ aborto a una mera pratica amministrativa, quasi che l’ amministrazione regionale non avesse nulla da dire né da intentare per tutelare la vita e promuovere una cultura di accoglienza della vita".

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