L’atomica Spaggiari


REGGIO EMILIA, 28 MAR. 2009 – L’ufficialità è arrivata oggi pomeriggio. Alle ore 15.15, nel corso di una conferenza stampa convocata all’hotel Astoria, Antonella Spaggiari ha annunciato di volersi candidare a sindaco di Reggio Emilia. Sarà a capo di una lista civica che farà riferimento a Città Attiva, l’associazione di Uris Cantarelli, e al Laboratorio per Reggio di Carlo Baldi.La mossa della Spaggiari, di cui si vociferava già da tempo, nasce con l’obiettivo di sparigliare le carte all’interno della politica reggiana. E la prima vittima è l’attuale primo cittadino Graziano Delrio, che ora dovrà essere capace di conquistare tutti coloro che, nel Pd e zone limitrofe, sono ancora attirati dalle sirene della "zarina", già alla guida della città dal 1991 al 2004. Quella che comincia oggi è una vera e propria lotta fratricida, che rende quindi più fondati i proclami del candidato sindaco del Pdl Fabio Filippi, deciso a far "rialzare Reggio" dopo 64 anni di governo di centrosinistra."Ho dato la disponibilità a partecipare a questo disegno per promuovere forze nuove e competenze – ha esordito la Spaggiari nel corso della conferenza stampa – In questi anni Reggio Emilia ha perso tempo su molte scelte strategiche. Ci troviamo in una crisi imprevedibile e dobbiamo fare scelte: Reggio non può trascorrere altri cinque anni senza scegliere". L’ex sindaco è poi passata a giudicare l’attuale amministrazione. "C’è disagio, distanza, distacco tra il governo locale e la città – ha detto – La coalizione ha perso a livello nazionale e qui ha difficoltà oggettive a governare. Altri cinque anni così significherebbero far perdere terreno a questa città. Rancore? No. Solo spirito di servizio e passione civile. Nel 2004 ho sostenuto lealmente i nuovi amministratori, ma i risultati sono inadeguati. Si deve aprire una nuova stagione".E se l’è presa anche con il Pd. "Si è indebolito il ruolo strategico di Reggio – ha attaccato la neo candidata – La città ha perso peso nel quadro regionale, appare chiusa, subisce strategie che vengono elaborate altrove. Questa è responsabilità del maggiore partito, che appare prigioniero del Comune ed ha scarsa autonomia; un partito che fatica a interpretare i bisogni della città. E la nostra, è una città che sembra sempre più spesso governata dalle minoranze. Il civismo è una risorsa che rimette al centro non le vecchie appartenenze, ma la città, i bisogni reali. Il civismo è un luogo di impegno".Poi, per quanto riguarda le possibli alleanze, "siamo aperti a forze politiche liberali, laiche e cattoliche nell’elaborazione di un programma condiviso" ha proseguito l’attuale presidente della Fondazione Manodori. Incalzata dai giornalisti sui rapporti con il Popolo della libertà, ha risposto: "Ci rivolgiamo alle culture riformiste e, soprattutto, alle persone, non a soggetti politici specifici". Sull’elettorato ex-diessino, invece, ha affermato: "L’elettorato è fatto di persone. Le persone non sono chiuse nei recinti". A conferma che la sua entrata in scena non sarà certo indolore.

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