L’appello dello Spi Emilia-Romagna: “Più risorse per la non autosufficienza”


BOLOGNA, 29 GIU. 2009 – I costi sociali legati agli anziani non autosufficienti ricadono in gran parte sulle famiglie. E’ l’allarme dello Spi-Cgil Emilia-Romagna, che chiede al governo più risorse, "perché il gap tra fabbisogno delle famiglie e investimento pubblico è molto ampio, e l’assegno di cura stanziato dalla Regione non basta a coprire le esigenze della popolazione anziana". Uno studio realizzato dal sindacato dei pensionati assieme al Comune di Modena analizza la situazione del distretto, e la proietta sul territorio regionale: in città l’assistenza domiciliare per ogni anziano non autosufficiente costa da un minimo di 500 a un massimo di tremila euro al mese per le persone gravemente disabili che vivono sole, senza il sostegno della famiglia. I costi comprendono assegni di cura, servizi a domicilio pubblici e privati, centri diurni e assistenza temporanea nelle case protette. "Considerando una media di 1.750 euro a persona – spiega Maurizio Fabbri, segretario generale dello Spi-Cgil – si arriva a 21 mila euro all’anno. Estendere il modello assistenziale modenese ai 109 mila anziani non autosufficienti in regione costerebbe, quindi, più di due miliardi all’anno". In Emilia-Romagna, una delle regioni che spendono di più in questo settore, il fondo regionale per la non autosufficienza ammonta – per il 2009 e il 2010 – a 400 milioni. A questi si possono aggiungere, secondo le stime del sindacato, 200 milioni stanziati dagli enti locali. Il totale è ben lontano dal coprire il bisogno. "E a fronte di questa emergenza – attacca Rita Turati, segretaria regionale Spi-Cgil – il governo taglia il fondo nazionale per la non autosufficienza e dimezza il fondo per le politiche sociali". Il problema, secondo il sindacato, è destinato a diventare sempre più stringente, se è vero che nel 2024, in Emilia-Romagna, le persone sopra i 65 anni aumenteranno del 25%, e gli ultra-ottantenni addirittura del 50%. Già oggi gli anziani con più di 65 anni sono 968 mila, il 22,6% della popolazione. Oltre 100 mila (su 373 mila abitanti) vivono a Bologna. Secondo i dati della Regione, il 10,3% della popolazione al di sopra dei 75 anni usufruisce di assistenza domiciliare. Gli assegni di cura coprono il 4,8% della popolazione anziana, mentre per quanto riguarda i posti letto in casa protetta la copertura media in regione è del 3,2%. "Si può stimare – aggiunge Fabbri – che l’assistenza pubblica soddisfi il 35-40% del fabbisogno. Il resto è a carico delle famiglie". Per il segretario Spi-Cgil, "non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un’opportunità di sviluppo: basti pensare che attualmente, in regione, le persone occupate nel settore socio-sanitario sono circa 40 mila, di cui 20 mila impiegate nei servizi pubblici convenzionati". La ricerca sull’assistenza domiciliare sarà presentata domani a Bologna, durante il convegno "Non autosufficienza e welfare regionale: un sistema alla prova", nella sede dell’Unipol.

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