L’ammissione di errori imperdonabili


BOLOGNA, 3 DIC. 2010 – "Non ho mai preso mazzette. Ho vissuto quindici anni di esperienza politico-amministrativo con spirito di servizio, mettendo a disposizione le mie competenze di economista, onorato di servire la regione e la mia città. Bologna, nel mio breve mandato, non è stata amministrata da un sindaco corrotto e mi auguro che la verità emerga rapidamente. Non sono la mela marcia della politica locale".La lettera è stata distribuita al termine dell’udienza preliminare per il primo filone di indagine del cosiddetto ‘Cinzia-Gate’, quello sul presunto uso illecito di denaro pubblico per una decina di viaggi fatti da Delbono quando era vicepresidente della regione Emilia-Romagna. Nella lettera Delbono spiega che dopo mesi di silenzio vuole indirizzare alla città alcune riflessioni sul caso per dire "qualcosa su una vicenda personale, drammatica e dolorosa, che ha purtroppo segnato anche la vita della nostra città".L’ex sindaco spiega che non intende nemmeno ora parlare "delle miserie che spesso accompagnano la rottura di relazioni personali", una evidente allusione alla ex compagna Cinzia Cracchi, e aggiunge di aver "commesso due errori imperdonabili, come persona prima ancora che come amministratore: ho mischiato per un periodo la mia attività pubblica con la mia sfera privata; e non ho compreso in tempo il cinico opportunismo di chi era parte di quella sfera. Non c’é giustificazione in tutto ciò, non ne offro, non ne cerco".Eppure, aggiunge Delbono, "se ho sbagliato commettendo fatti che, in nove anni, hanno comunque cagionato un danno assai inferiori a quei 20 mila euro che mi vengono addebitati, vorrei gridare a testa alta la mia totale assoluta estraneità ad accuse che ancora gravano su di me. In particolare, c’è un’inchiesta in corso che mi vede indagato di corruzione, un’accusa tanto infamante quanto infondata".L’ex sindaco si riferisce a un altro filone dell’inchiesta in cui gli viene contestata l’ipotesi di corruzione per i suoi rapporti con alcuni imprenditori locali e con Mirko Divani, suo amico e consulente del Cup 2000 (il centro di prenotazioni sanitarie dove andò a lavorare la Cracchi) e intestatario del bancomat che Delbono affidò a Cinzia per anni per prelevare del denaro."Non ho ostacolato la giustizia, né arrecato alla regione danni economici nella misura che mi viene attribuita. Dei miei errori, per i quali chiedo scusa alla città, ho pagato il prezzo politico dimettendomi a febbraio; ho pagato il prezzo economico risarcendo la Regione, danno di immagine incluso; pago il conto con la giustizia patteggiando una condanna". "Patteggiare equivale ad un’ammissione di colpevolezza. Per quel che mi riguarda, ciò è vero solo in parte. In realtà, su questa decisione hanno pesato, da un lato il rischio che i tempi lunghi dell’iter giudiziario possano compromettere ulteriormente la mia fisionomia professionale". Dall’altro, aggiunge, "la volontà di restituire rapidamente un po’ di serenità ai miei cari". "Finire in un’inchiesta come quella che mi ha colpito – aggiunge – significa anche trovarsi a scegliere tra inseguire una verità più aderente ai fatti, rischiando un disastro professionale, economico e personale, oppure adattarsi ad un patteggiamento che mi rovescia addosso molte più colpe di quelle che ho".

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