L’amico di Moggi alla ricerca di un compratore


BOLOGNA, 17 MAG. 2010 – Sarebbe perfetto e comodo imbastire le due chiacchiere da dedicare a Cagliari-Bologna 1-1 andando a pescare quanto dedicato a Bologna-Catania di una settimana prima. Sarebbe, credo, un plagio ma nessuno se ne accogerebbe siccome l’andamento ed i contenuti sono stati identici. Sì, è vero che i due allenatori hanno fatto finta di voler tastare il polso ad alcuni giovani in quanto hanno modificato largamente le rispettive formazioni base. Fatto finta, poiché era da tutti risaputo che la posta in palio era pressoché zero e che l’impegno sarebbe stato assai marginale. Quindi il test appariva in anticipo destinato a non dire nulla, come infatti è stato. Allora, plagio o non plagio, il commento specifico si liquida con poco. Un appuntamento di fine stagione tranquillo per tutti, senza ritmo partita e senza lotta di sorta con una sola segnalazione possibile, la bella rete di Adailton, la 11esima del campionato – complimenti! -. Peraltro, va detto, un Adailton che poco dopo la segnatura al terzo minuto del primo tempo si è sostanzialmente eclissato dal campo.In casa Bologna, lo sapete, l’argomento del giorno è però un altro. Eccolo. Sabato 15 maggio la società, la presidente Francesca Menarini e l’ad Renzo Menarini, sono stati deferiti alla giustizia sportiva per aver, in pratica, trattato con Luciano Moggi il reclutamento di un dirigente di vertice, tale Ceravolo, lo scorso anno. L’uomo era sulla porta di casa, ma la sollevazione di sportivi e stampa fece abortire l’accordo. Poi Menarini padre ha continuato a menare il can per l’aia, vantandosi di avere Moggi come interlocutore nel segno di una amicizia di cui andava e va orgoglioso. Per la Figc le cose stanno diversamente. Moggi è fuori gioco, inibito oltre che condannato dai giudici del calcio. Menarini non ha voluto sentire ragione anche se a Bologna e dintorni ben pochi lo hanno seguito in questa scelta. Vorrei sapere i vantaggi ottenuti con questa cosidetta amicizia! Ma ciò a parte, coltivare simile rapporto con l’uomo che ha fatto retrocedere il Bologna nel 2005 e che si trova fuori gioco per la somma di inganni e truffe calcistiche che tutti conosciamo, testimonia qualcosa di più della testardaggine. Ovvero testimonia che di calcio non si sa troppo e sempre meno, molto meno, di quanto sarebbe necessario per guidare una squadra di A. Adesso Menarini padre è affannato alla ricerca di un compratore, il che rischia di far andare il Bologna verso un’estate tormentata e da guardare con pessimismo. Insomma questa è una proprietà che ha comprato il Bologna, come risulta da mille dichiarazioni, per due motivi, complementari o alternativi, fate voi. Per costruire un nuovo stadio di cui pochi sentono il bisogno e per vendere la società. Mai una volta che abbiano detto di volersi curare del destino tecnico-sportivo della società per farla uscire dalle ansie e dalle ristrettezze attraversate nei due campionati scorsi. Solo lo stadio o vendere, tranne una previsione di parte sinistra della classifica sfuggita a Renzo durante il ritiro estivo. Alla buon’ora! In realtà non si cerca altro che degli acquirenti, con poca fortuna finora forse perché il prezzo richiesto è troppo alto. La tifoseria e quasi tutta la stampa avversano le contorsioni della proprietà e sul caso Moggi si sparano addirittura palle infuocate. Ed a ragione, visti gli ultimi fatti. Ma a chi sottolinea che i Menarini non hanno i mezzi per rafforzare veramente il Bologna viene da dire una sola cosa. Perché, allora, hanno comperato? Perché vogliono adesso riversare sugli sportivi le negative conseguenze di decisioni non ponderate ed errate da loro prese? Senza far ripetere, inoltre, un giudizio già tante volte espresso. La connection Menarini-Moggi è un’ombra coi contorni del reato sportivo, a quanto pare, e certamente con quelli di un rapporto che non fa onore e che danneggia il rossoblu, dentro e fuori lo stadio, dentro e fuori gli uffici della società.

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