L’allegro weekend della castrazione


19 FEB. 2009 – Bel problema passare il fine settimana, con i tempi che corrono. La crisi economica, gli immigrati stupratori, un campionato di calcio poco appassionante, la tv sommersa da Sanremo. E poi da sano paese cattolico, bisogna anche dare al week-end un senso etico. La soluzione l’ha trovata la Lega Nord Emilia: raccoglierà firme a sostegno della proposta di legge della deputata del Carroccio Carolina Lussana, per la castrazione chimica degli stupratori. I banchetti saranno allestiti a Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza.Castrazione chimica, ma anche no. Perché il buon ministro Calderoli in settimana ha spiegato che meglio sarebbe quella chirurgica, più sicura ed economica. Nell’ultimo caso c’è da chiedersi se ci saranno chirurghi obiettori di coscienza come i farmacisti per la pillola del giorno dopo. E chi assisterà i mutilati? Magari le buone suore di qualche caritatevole convento.Vi siete mai chiesti perché tra tutti i sondaggi più o meno online non se ne fa mai uno sulla pena di morte? In Italia a occhio la maggioranza dei forcaioli sarebbe sul 70-80%. Naturalmente non si fa perché il Vaticano non lo permetterebbe mai (e almeno in questo tiriamo un sospiro di sollievo), non certo perché la cultura della pena di morte non pervada simpaticamente i nostri connazionali e i partiti politici. Però della mutilazione fisica, di quella sì, si può parlare, non c’è problema. D’altra parte bisogna imparare dai paesi più avanzati come l’Iran per esempio. E magari potremmo anche importare da lì qualche esperto in amputazioni delle mani.E poi la prima firmataria della proposta è l’onorevole Lussana, a cui Panorama dedicò il seguente titolo (degno di un limerick di Umberto Eco): Lussana, bella e padana. Con un difettuccio però: quello di aver sposato un calabrese, per di più (come scriveva allora candidamente Panorama) pure basso e nero, nel senso di scuro di carnagione. Problemino contro il quale sembra sia insorto mezzo Carroccio. Alcuni militanti leghisti, con l’afflato poetico che li distingue, rivolsero al marito calabrese (sottosegretario Udc alle attività produttive) il seguente verso: “Ma va a ciaparla in del cu’! Terùn del’osti!” (Panorama, 8 agosto 2007). Verso chiosato argutamente da un altro militante leghista: “Par mi solo questo: mai con un terun. Fino all’indipendenza!”.Leghisti, leghisti. Se non ci fossero bisognerebbe inventarli.

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