L’alfabeto di Vandana


OTT. 2009 – Cibo, energia, clima. Sono queste le questioni più calde e controverse che condizionano il nostro presente e minacciano il nostro futuro. Da anni in cima alle agende nelle riunioni dei Grandi della Terra, rimangono ancora dei nodi irrisolti e rendono perfettamente l’idea del momento di grande difficoltà che il pianeta sta vivendo. Come combattere la fame nel mondo? Cosa fare quando le riserve di petrolio si esauriranno? Come contrastare il surriscaldamento globale? Domande come queste metterebbero in crisi chiunque, ma non Vandana Shiva. L’ambientalista indiana, una delle massime esperte internazionali di ecologia sociale e vincitrice nel 1993 del Right Livelihood Award (il cosiddetto Premio Nobel alternativo), ha le idee molto chiare sulla direzione che l’umanità deve prendere per rimediare ai suoi numerosi errori, prima che sia troppo tardi. Punta sulla biodiversità e sulla lotta gli Ogm, sta dalla parte dei più poveri ed è convinta che per affrontare questo periodo di necessaria transizione ci sia bisogno di una “energia democratica collettiva” fondata sulla creatività e la produttività dei singoli individui.Ecco dunque il Vandana-pensiero in pillole, una per ogni lettera dell’alfabeto. Arrivano da Modena, dove la Shiva ha partecipato al Festival della Filosofia, e sono un misto di consigli, accuse e scelte di vita. Raccontano la storia di una donna che ha deciso di lottare per poter vivere in un mondo più giusto, fatto di pace, libertà e sostenibilità.A come alimentazione“Gli alimenti sono dei veri e propri sistemi biologici, che però non si evolvono da soli sulla semplice base del susseguirsi delle stagioni. Hanno bisogno di comunità che conservino il suolo, la terra e l’atmosfera nelle migliori condizioni possibili. Va da sé, dunque, che quando queste comunità utilizzano i fertilizzanti chimici piuttosto che i pesticidi, non viene prodotto del buon cibo ma del veleno. Chi sostiene che l’agricoltura industriale capitalistica ha fornito più cibo alle persone viene smentito dal fatto che mai nella storia ci sono state un miliardo di persone che soffrono la fame. Questo modello ha soltanto prodotto più commodities, ha mercificato la nostra società, mentre io credo che ognuno di noi abbia il diritto di nutrirsi con cibo proveniente dall’agricoltura biologica”.B come beni comuni“Indipendentemente da quanto poveri, deboli o marginalizzati siamo, tutti dobbiamo avere accesso ai beni comuni. Vale a dire a tutto ciò che proviene dalla natura – quindi la biodiversità, l’acqua, la terra o l’aria – ma anche all’istruzione e alla sanità pubblica. Non ci può essere libertà senza beni comuni. E non ci possono essere, a mio avviso, dei beni comuni senza una comunità democratica che li governa. Soprattutto oggi, che sono sotto attacco, bisogna preservarli. Perché un bene comune ospita al suo interno delle istituzioni, delle risorse, delle comunità di uomini e animali, quindi se viene amministrato correttamente diventa una vera e propria garanzia di sostenibilità a lungo termine. I beni comuni sono un ponte verso il futuro, e uno dei motivi per cui credo nella democrazia”.C come comunità“Per me la comunità è una vera e propria rete sociale ed ecologica di supporto alla vita. Il significato di questa parola mi fa pensare all’idea di solidarietà, interrelazione e interconnessione. La si può considerare un sistema vivente, che evolve e si adatta continuamente, proprio come accade agli organismi biologici, che cambiano con il cambiare del clima. Per questo l’associo spesso anche al concetto di discussione. Che però negli ultimi tempi, soprattutto in ambito religioso, sta lasciando il campo al fondamentalismo. E in questo modo la comunità diventa sempre più esclusivista, rischiando di snaturarsi”.D come democrazia“Dal punto di vista politico, sembra che oltre ai modelli socialisti imperniati sullo stato centralizzato e a quelli di capitalismo globale incentrati sulla cooperazione centralizzata, non ci possano essere alternative. Ma ovunque nel mondo è individuabile una terza via, al di là del mercato e dello stato, esattamente nel posto in sta la comunità. Ed è in quest’ottica che si rafforza la democrazia. Ormai alcune democrazie non sono più democratiche. Non sono più fatte dalla gente per la gente, ma sono diventate un supporto per le caste delle corporation. Bisogna però tornare a pensare in termini di sviluppo, evoluzione e pluralismo. E ognuno di noi deve impegnarsi in prima persona, partendo proprio dalle città in cui abita, per ricostruire i beni comuni”.E come ecofemminismo“La ragione per cui io parlo di un femminismo ecologico e di un’ecologia che è anche femminista deriva dal fatto che tutte le distruzioni che noi vediamo in questo momento nel nostro pianeta sono strettamente collegate all’assunzione di una particolare visione del mondo che deriva da un patriarcato capitalista. Oggi il capitale è il sovrano e tutti coloro che lo controllano sono dei dominatori, che distruggono la natura e mercificano le donne. Ma sono proprio queste ultime ad essere più in contatto con il mondo reale, perché continuano a fare tutto quello che gli uomini non fanno più da molto tempo, come badare ai bambini o alla terra. Tutti i movimenti ecologisti che io conosco sono stati avviati da donne. Ed è per questo che pongo in loro la mia speranza”.F come filosofia“La filosofia risiede in qualunque azione dell’uomo, in qualunque pensiero dell’uomo. Il problema si pone quando la filosofia non è dichiarata, non è dibattuta, non è discussa. In questo caso vengono a generarsi dei pensieri insidiosi per l’essere umano. Prendiamo ad esempio l’idea che il mondo equivalga ad un mercato: c’è una filosofia sottostante a questa idea, che però è stata brutalmente  imposta dal Wto. Invece il ruolo della filosofia è quello di dare trasparenza ai valori degli esseri umani e ai loro convincimenti, in modo tale che siano i migliori a governare, e non i peggiori”.G come green revolution“Io non penso alla biodiversità in agricoltura come a un lusso, la considero una necessità fondamentale per produrre più cibo. L’agricoltura basata sulla biodiversità consente la coltivazione di 250 o addirittura 300 specie in ogni singolo appezzamento di terra, e quindi una maggiore quantità di cibo per acro. Un qualcosa che non è stato percepito dalla green revolution, né dall’agricoltura industriale. La green revolution ha dato un calcio alla nostra natura: l’utilizzo prodotti chimici come i fertilizzanti o i pesticidi non ha consentito di produrre più cibo in generale, ma solo particolari colture come il riso o il grano. E nel frattempo abbiamo perso centinaia di specie, sottospecie e prodotti alimentari”. H come H2O (acqua)“Le risorse idriche di questo pianeta sono completamente interconnesse, basti pensare che l’acqua di milioni di anni fa sta ancora circolando e che quella che evapora qui in Italia potrebbe ricadere sottoforma di pioggia in un paese africano. L’acqua è un bene indivisibile e dev’essere gestita come tale. Se non la si considera una risorsa comune si rischiano delle vere e proprie guerre e si mette in pericolo l’intero pianeta. Ma la pace dell’acqua si raggiungerà solo riducendo la domanda: prima dell’avvento della green revolution, infatti, ne veniva utilizzata una quantità 10 volte inferiore a quella attuale. E fino al 2002 la Coca Cola corporation estraeva 2 milioni di litri d’acqua al giorno da un fiume indiano per rifornire il suo stabilimento di Placimada, nel nord del
Paese. Solo che, così facendo, aveva abbassato la falda freatica e costretto le donne a fare più di mille miglia per trovare un pozzo da cui rifornirsi”. I come immigrazione“Ho sentito parlare della crescente intolleranza dell’Italia nei confronti dei migranti e mi è venuta in mente una frase che ripete spesso una mia amica africana. Lei dice ‘non siete voi ad essere invasi, siamo noi che siamo stati invasi’. Se, infatti, gli europei e gli americani smettessero di considerare l’Africa come un enorme serbatoio da cui attingere minerali o biocombustibili, quel continente disastrato potrebbe sconfiggere la povertà. Gli immigrati sono delle vittime, perché sono stati costretti ad abbandonare la loro casa. I paesi più ricchi dovrebbero accoglierli e dividere con loro quello che hanno, perché anche noi abbiamo preso qualcosa che apparteneva a loro”.L come Love Canal“Love Canal è una piccola città degli Stati Uniti sorta alla fine del diciannovesimo secolo nei pressi delle cascate del Niagara. E’ diventata famosa nel 1978, quando è stato scoperto che negli anni Cinquanta l’industria chimica Hooker Chemical aveva scaricato 21.000 tonnellate di rifiuti tossici in un canale sul cui letto era stata costruita poco tempo dopo una scuola. Lo scandalo è nato dopo che diversi bambini che la frequentavano si sono ammalati di cancro e viene ricordato ancora oggi per la determinazione con cui le loro mamme, organizzate in gruppo, si sono mobilitate affinché i colpevoli venissero puniti. Io ne ho voluto parlare per far capire come, anche in Occidente, le donne siano costantemente in prima linea nelle battaglie ambientali, proprio perché riconoscono il fatto che tutto ciò che è tossico e inquinato pregiudica le nostre vite e quelle di chi ci sta vicino”.M come multinazionali“Tutte le azioni che hanno generato il cambiamento climatico hanno alle spalle degli attori ben precisi: le multinazionali. Io credo che bisognerebbe chiamare i cicloni non più con i nomi di donna, ma con quelli delle grandi corporation, dato che ormai queste ultime hanno acquisito il diritto all’inquinamento. Anche se l’atmosfera è un bene comune, o almeno così andrebbe considerata, ma vari governi in giro per il mondo l’hanno regalata alle aziende. Hanno quantificato, attraverso il protocollo di Kyoto, il livello di emissioni inquinanti che si potevano propagare è hanno detto loro “eccole, sono vostre, ora scambiatevele”. In questo modo l’atmosfera non appartiene più ai 300 milioni di specie o ai 6 miliardi di persone che popolano il pianeta – e quindi alle prossime generazioni – ma a qualche decina di imprese che, tra l’altro, controlla anche la nostra salute e la nostra tavola”. N come Nigeria“La Nigeria è uno di quei paesi che da anni sono teatro dei cosiddetti ‘conflitti invisibili’. Di solito si usa l’esempio del Medio Oriente per parlare di un mondo in cui i potenti vanno continuamente alla ricerca delle risorse, in particolare petrolio e acqua. Ma è soprattutto in Africa, e in particolare in Nigeria o in Ciad, che si impone questa avarizia, questa voglia incontrollata di andare a prendere le risorse ovunque esse siano, indipendentemente da chi ne siano i possessori. E cosa può derivare da tutto ciò, se non la violenza? Io credo che noi dobbiamo rispettare le persone che vivono in queste terre e che quindi sono detentori di queste risorse”. O come opportunità“Chi vuole sempre e solo accumulare capitale non si ferma certo davanti alla crisi. Invece, quelli che ne sono rimasti vittime o che vogliono analizzarne le cause stanno, di fatto, cambiando. Gli americani, per esempio, che prima pensavano solamente ad andare a fare la spesa da Walmart, hanno improvvisamente scoperto il giardinaggio, sia come terapia sia per trarne dei frutti concreti. Quando una persona perde tutto e si accorge di aver ormai dato fondo ad ogni risorsa economica, decide di puntare sulla propria inventiva e creatività. Questa è quella che io chiamo "l’economia non sfruttata", che noi dobbiamo sviluppare e cogliere come un’opportunità”.P come pirateria biologica“Negli anni ottanta le grandi corporation americane, sulla base di precisi accordi tariffari siglati grazie al Wto, hanno cominciato a far approvare le ‘leggi sulla proprietà intellettuali’. In pratica, volevano brevettare tutte le nostre vite. Partivano dall’assunto che ogni cosa è un’invenzione e deve quindi avere un proprietario che, guarda caso, è l’azienda che ne detiene il brevetto. In India, per esempio, abbiamo combattuto contro un’azienda del Texas che ha dichiarato di aver inventato il chicco, l’aroma e addirittura il metodo di coltivazione del riso basmati. Ma questo, come molti altri, è soltanto un atto di biopirateria, un furto del nostro patrimonio comune”.Q come quantistica (fisica)“Io sono un’ambientalista, ma in realtà ho studiato per diventare un fisico. In particolare, mi sarei dovuta occupare di fisica quantistica, ma non mi è mai andato a genio il fatto che la filosofia meccanica sia suddivisibile, basata sul riduzionismo. Secondo me il separatismo è un’illusione, mentre l’interconnessione è il riconoscimento di come il mondo è realmente. Ed è un bene vivere in un mondo connesso come questo, in cui è possibile distribuire le responsabilità, per esempio quella di massimizzare il benessere che può fornire l’uso del petrolio”.R come rifiuti“Credo la raccolta differenziata sia assolutamente fondamentale. Ma penso che sia ancora più importante ridurre fin dall’inizio la quantità di rifiuti prodotti. Secondo me è pazzesco comprare un pomodoro su un vassoio di polistirolo e dentro un involucro di cellophane: nella nostra sporta della spesa abbiamo ormai più plastica che prodotti alimentari. Gli imballaggi costituiscono un problema serio, che però può essere risolto potenziando i mercatini rionali, che vendono prodotti freschi e non confezionati. Oppure battendosi, qui in Italia soprattutto, per convincere la gente a non utilizzare le bottigliette d’acqua in plastica e a bere direttamente dal rubinetto”.S come Sonia (Gandhi)“Quando chiedevano a Mahatma Gandhi come aveva fatto a individuare gli strumenti adatti per difendere la libertà, ovvero l’autogovernance e la disobbedienza civile, lui diceva che era stato sufficiente studiare bene la storia indiana, cercando di capire come la democrazia avesse potuto sopravvivere nel nostro paese attraverso tante ere. Così facendo aveva capito che la libertà più grande che avevamo in India era quella di poter dire no alle ingiustizie. Io sono molto felice del fatto che Sonia abbia seguito, negli ultimi anni, questa felicissima ma anche incredibile tradizione. Sonia non è di certo la fonte della democrazia indiana, che risale a centinaia di anni fa, ma vi ringrazio per avercela prestata. E sarebbe bello, se me lo permettete, sdebitarci esportando un pochino del modello democratico indiano qui in Italia”.T come Thatcher (Margaret)“Margaret Thatcher, quando ha presentato la sua riforma liberista, ha detto "la società non esiste, esistono solo gli individui". Questa affermazione mi fa convincere ancora di più dello stretto rapporto di causa/effetto che c’è  tra l’avvio di un’economia che sfrutta e sovverte l’ordine mondiale coincide e la cancellazione del concetto di comunità. Mentre la ricerca di una comunità è da sempre alla base della creazione di una democrazia di qualità, giusta e sostenibile. Bisogna infatti riconoscere che non siamo degli atomi slegati tra loro, ma che, tutti insieme, rappresentiamo
i nodi di una rete della quale noi siamo responsabili e da cui dipendiamo”.U come USA“Gli Stati Uniti sono stati uno dei principali protagonisti della distruzione dell’agricoltura, di cui sono responsabili prima di tutto i grandi conglomerati come Monsanto. In questo senso, dunque, l’elezione di Barack Obama è assolutamente positiva, se non provvidenziale, perché può porre rimedio ai grandi danni causati da due amministrazioni Bush. Il nuovo presidente però, pur avendo dimostrato di voler risolvere la maggior parte dei problemi legati all’ambiente, non è ancora riuscito a creare un’agricoltura sostenibile. E non è stato all’altezza delle aspettative neppure per quanto riguarda il cambiamento climatico: si è impegnato, di fatto, a ridurre del 4% le emissioni di CO2 entro il 2020, quando invece il protocollo di Kyoto richiede una diminuzione del 7% entro il 2012”. V come vegetarianismo“Io sono vegetariana ormai da 10 anni. Lungi da me, però, convincere tutti a diventarlo. Mi limito a dire che bisognerebbe mangiare più frutta e verdura e meno carne. Prima di tutto per proteggere la biodiversità, facendo sì che non spariscano le numerose varietà di semi presenti attualmente in natura (che io intanto, per evitare che accada, sto raccogliendo e mettendo da parte uno per uno). E poi perché la carne che proviene dagli allevamenti industriali è il risultato di violenze indicibili sugli animali ed è fonte di malattie e patologie, come la recente influenza suina”. Z come zootecnia“Normalmente, gli animali sono dei partner fondamentali per l’uomo nell’ambito dell’attività agricola. Non si può avere un’agricoltura di tipo sostenibile senza il bestiame. Ma oggi gli animali sono prigionieri delle imprese agricole, racchiusi in gabbia negli allevamenti intensivi e sottoposti a diete assurde. I pascoli, ormai, sono stati convertiti in alimenti per le automobili, grazie ai biofuel.E questo comportamento criminale dell’industria alimentare favorisce la nascita e il diffondersi di epidemie, che dopo gli animali coinvolgono anche noi esseri.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet