L’agonia delle carceri emiliano-romagnole


BOLOGNA, 23 MAG. 2009 – E’ ancora allarme nelle carceri emiliano-romagnole. Nella giornata di oggi due nuove denunce mettono sotto accusa il sovraffollamento, le carenze dell’organico e le precarie condizioni igieniche in cui versano i penitenziari di Bologna e Ravenna. Una situazione simile a quella di altri istituti regionali, di cui anche il governatore Vasco Errani si era già fatto portavoce e che rende necessario un intervento del Governo.Due parlamentari bolognesi del Partito Democratico, la deputata Donata Lenzi e la senatrice Rita Ghedini, nella mattinata di oggi hanno visitato la Casa circondariale Dozza a Bologna, accompagnate dalla nuova direttrice Ione Toccafondi. Al termine le due parlamentari hanno parlato di una "situazione drammatica" e hanno annunciato che presenteranno una nuova interrogazione al Governo. "A cinque mesi dalla visita precedente, cui aveva fatto seguito un’interrogazione al Governo che non ha avuto alcuna risposta, la situazione permane drammatica – hanno affermato Lenzi e Ghedini in una dichiarazione congiunta – Le uniche note positive sono la nomina di una nuova direttrice, questa volta con incarico definitivo, e la sostituzione dei materassi, all’epoca in condizioni rivoltanti, effettuata peraltro con fondi già stanziati. Sono in corso di completamento, infine, alcuni lavori finalizzati a rendere accessibili gli spazi di accoglienza del carcere ai disabili fisici. Per tutto il resto – sottolineano le parlamentari – la situazione è addirittura peggiorata: 1.134 detenuti su una capienza di 483. Solamente 113 di questi possono svolgere attività lavorative dentro il carcere, a causa dell’assoluta carenza di fondi destinati al pagamento della cosiddetta ‘mercede’ (47 euro al giorno). Però il mantenimento dell’impiego anche di un numero così modesto di detenuti porterà la struttura ad avere a fine anno, su questa sola voce, un deficit di 111.000 euro. La disponibilità di risorse per la manutenzione ordinaria di 97.000 mq di struttura ed aree pertinenziali è annualmente pari a 90.000 euro: meno di un euro al mq. E’ assolutamente evidente come l’impiego dei detenuti consentirebbe di migliorare le condizioni di tutti". Le parlamentari denunciano anche le difficoltà del personale. "Si parla di 384 agenti di polizia penitenziaria – di cui 23 attualmente in aspettativa – contro un organico previsto di 567 unità. Sono donne e uomini che fanno un mestiere delicato e durissimo, assai poco riconosciuto istituzionalmente e socialmente. Circa il 50% del personale penitenziario vive all’interno del carcere. I loro alloggi sono composti di stanze piccole, arredi inadeguati e per lo più fatiscenti mentre gli spazi comuni sono caratterizzati da problemi di aerazione, scarico e generale fatiscenza delle attrezzature".Anche il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci ha scritto al ministro della Giustizia Angelino Alfano denunciando una situazione del carcere cittadino "sempre più grave". Nel marzo di un anno fa – scrive – i detenuti erano 146 rispetto a una capienza regolamentare di 59 posti. "Nei giorni scorsi – continua il sindaco – abbiamo ricevuto una delegazione del personale di Polizia Penitenziaria e appreso che i detenuti sono saliti a 165. Gli agenti ci hanno testimoniato che la situazione dell’istituto ravennate è assolutamente più grave rispetto a quella delle altre strutture detentive regionali. Ci é stato riferito che le precarie condizioni igienico-sanitarie si sono aggravate ai limiti dell’umana sopportazione. Gli ultimi detenuti entrati, non essendoci più celle disponibili, sarebbero stati sistemati in locali comuni privi di servizi igienici". "E’ evidente – sottolinea Matteucci – che in queste condizioni si crea un accumulo di disagio che si riflette anche sul profilo della sicurezza. Si moltiplicano infatti le manifestazioni di tensione e sono avvenute aggressioni di detenuti nei confronti del personale". Matteucci chiede ad Alfano "di assumere le iniziative necessarie per cessare questo scempio della dignità umana", ed esprime disponibilità "ad ogni collaborazione che fosse ritenuta utile".

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