L’affaire Cofferati


BOLOGNA, 9 APR. 2009 – Sergio Cofferati sarà candidato alle elezioni europee come capolista nella circoscrizione del Nord-Ovest. L’annuncio è stato dato ieri sera da Dario Franceschini, e ha quindi tutti i crismi dell’ufficialità. "Noi abbiamo bisogno di personalità che per storia, popolarità e competenza guidino le nostre liste, e penso che Cofferati abbia tutte queste caratteristiche – ha detto il segretario del Pd – Per questo motivo gli ho chiesto di accettare la candidatura superando le sue resistenze più volte ribadite, legate alle sue scelte personali. E oggi lo ringrazio per aver dato al partito la sua disponibilità". Peccato che dicendo di sì a questa offerta, il Cinese si sia sostanzialmente contraddetto. Sulle scelte personali del sindaco di Bologna si sta infatti discutendo da mesi. Dallo scorso 9 ottobre, per la precisione, quando tra l’incredulità generale ha annunciato di non volersi ricandidare alla guida della città per poter stare vicino alla compagna e al figlio di un anno, che vivono a Genova. "Non posso lasciare che Edoardo cresca senza un padre", aveva dichiarato in quell’occasione, "un bambino di quell’età non può passare la sua vita in autostrada". Una scelta radicale, insomma: anteporre la famiglia alla carriera e al potere. Una decisione assolutamente controcorrente, che ha dato vita a un ricco dibattito di stampo sociologico. Il contributo più sentito è arrivato da Concita de Gregorio, direttrice de L’Unità e madre di quattro figli. Una donna che, senza dubbio, ha saputo trovare un equilibrio virtuoso tra lavoro e affetti, e che va molto fiera di questo. All’indomani delle sue dichiarazioni, il quotidiano fondato da Gramsci ha dedicato a Cofferati un articolo struggente ed enfatico fin dal titolo – "La scelta di un uomo" – in cui la de Gregorio ha definito l’ex segretario della Cgil "un eroe della modernità, un marziano in patria". E non solo: "Lo sbalordimento, l’incredulità e l’ironia feroce di cui è bersaglio – ha aggiunto la giornalista – sono la misura esatta, millimetrica, dell’arretratezza culturale in cui siamo immersi fino a non accorgercene più, il segno preciso del pensiero dominante che ci istupidisce e che ci assorda". Addirittura. Una strenua difesa del primo cittadino bolognese, della sua encomiabile volontà di dedicarsi prima di tutto agli affetti, alla faccia di chi insinuava che quando uno si comporta così "è matto, è esaurito, ha perso la ragione o c’è senz’altro un’altra ragione".E proprio nel corso della conferenza stampa del 9 ottobre, Sergio Cofferati disse: ‘"Se andassi in Europa potreste dire che sono un ciarlatano". "Ci manderà una cartolina da Bruxelles?", gli chiesero i giornalisti. "Il problema non è quello, non ve la mando neanche da Roma – rispose – Se andassi a Roma sarei io cialtrone e io non sono un cialtrone", perché Roma, spiegò, é ancora più lontana di Bologna da Genova. "A breve verrà annunciato – ironizza oggi l’associazione bolognese L’altrainformazione – che il Parlamento Europeo, per aiutare la gestione del piccolo Edoardo, verrà spostato a Camogli".Col senno di poi, quella che Concita De Gregorio considerava un’insinuazione diventa dunque un’ipotesi quantomeno plausibile. Con tutta probabilità, per non dire sicurezza, Cofferati da giugno si installerà in un nuovo ufficio nel quartiere europeo di Bruxelles. Ogni settimana, per quattro anni, siederà dietro una scrivania a più di 1000 chilometri da Genova. Una distanza tripla rispetto a quella che separa il capoluogo ligure da Bologna. E’ quindi legittimo pensare che il figlio piccolo e il desiderio di stargli accanto tutti i giorni c’entrino poco o nulla con la sua decisione di lasciare Palazzo d’Accursio. Ma allora perchè il Cinese se ne va? Il suo rapporto con la città delle Due Torri, che in questi anni non lo ha mai amato, sta diventando una cosa sempre più complicata, un grande giallo. Ciò che sta dietro a questo divorzio, tutt’altro che sofferto da entrambe le parti, si avvia a aggiungersi ai già numerosi misteri italiani, proprio come l’Affaire Moro raccontato nel 1978 da Leonardo Sciascia, che forse è il più controverso di tutti. Sciascia decise di leggere e di analizzare le lettere scritte da Moro durante la sua prigionia, dimostrando così che erano dei messaggi da interpretare e non dei documenti senza valore frutto di una costrizione, come sostenevano sfacciatamente i vertici della Dc. Allo stesso modo, analizzando il comportamento dell’uomo che solo sette anni fa era stato capace di riunire più di 3 milioni di persone al Circo Massimo e che da molti era considerato la grande speranza della Nuova Sinistra, si capisce che ha fallito la sua sfida emiliana. Solo che nessuno lo vuole ammettere.

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