L’acqua è l’oro


17 NOV. 2009 – Articolo 15. Sta concentrato lì il via libera alla cessione definitiva ai privati della gestione dell’acqua in Italia. Una norma inserita dall’esecutivo in un decreto legge sugli obblighi comunitari. Poco importa se in realtà non esiste nessuna direttiva europea che obblighi l’Italia a privatizzare l’acqua. Il governo Berlusconi è abituato a lavorare così, a colpi di decreti, sui quali (im)pone la fiducia. Salvo poi nascondersi dietro a frasi fatte del tipo “è l’Europa che ce lo chiede”.“Ma è una bufala. Da parte europea non esiste nessuna indicazione che inviti a privatizzare i soggetti gestori del servizio idrico”. A spiegare a viaEmilianet quali sono le reali motivazione a spingere sull’acceleratore della privatizzazione dell’acqua è Roberto Fazioli manager nel settore dei servizi pubblici e docente di economia all’università di Ferrara. “L’Unione Europea – prosegue Fazioli – si è espressa per la indifferenza verso gli assetti proprietari delle imprese di gestione. Per la comunità europea l’importante è non discriminare. Questo perché si vuole dare ampia possibilità di scelta agli enti locali, i quali devono esercitare il proprio governo su servizi molto importanti come quello dell’acqua.” C’è un’interpretazione in malafede…In Italia si leggono male le frasi. “Non discriminare” non vuol dire “privatizzare”. E non vuol dire neanche “obbligo di gara”. E’ giusto ed è sano che ci sia una molteplicità di modelli applicati e applicabili. Che sono il modello in house (completamente pubblico), il modello dell’impresa mista, e il modello della gestione affidata tramite gara a scadenza.E tutta questa spinta verso la privatizzazione, come si giustifica?Col fatto che il servizio idrico integrato in Italia, così come viene inteso dal legislatore, è tutto incentrato sugli investimenti. Vale a dire infrastrutture, impianti, depuratori e così via. Quando si parla di servizio idrico integrato, in realtà si sta parlando di appalti, di tecnologie, di reti. Che poi ci passi l’acqua dentro è quasi incidentale.Un business del tubo allora…Mica tanto. Perché l’interesse dei privati è mettere le mani su una rendita monopolistica. Il grande scandalo è questo. In un modo o nell’altro, il servizio idrico integrato determina grandi vantaggi, grandi forme lucrative, non tanto nella vendita dell’acqua quanto negli investimenti da fare, tutti finanziati a piè di vista. Per quanto riguarda i ricavi dalle tariffe, poi, non si può nascondere che gli incrementi in Italia, specie nelle zone dove ci sono le aziende quotate, sono molto alti (secondo l’Istat la media nazionale degli incrementi, dal 2002 al 2009, è del 47%).La Puglia è convinta nel tornare al “tutto pubblico”. Cosa ne pensa?Ritengo che nessuno slogan politico-teorico sia buono. Ciò che serve è un sano confronto su qual è il sistema migliore per finanziare le infrastrutture minimizzando l’impatto sulla finanza pubblica e sulle tasche dei cittadini. E su come finalmente introdurre delle tariffe più salate per chi consuma di più. Tutti temi alla base del problema acqua in Italia, ma che nulla hanno a che fare con la questione della privatizzazione.Che ha finalità diverse dal miglioramento dei servizi…Temo, anzi tremo, che con la privatizzazione del servizio idrico integrato in Italia si arrivi di fatto a regalare a soggetti privati una montagna di investimenti finanziati sostanzialmente senza alcun controllo. Il fatto di non poter controllare tali ingenti investimenti, determinerà nel lungo periodo tante rendite di monopolio per i privati, senza che il pubblico possa farci nulla. A dominare il settore, che non ha rischi dal punto di vista degli investimenti, saranno le banche e i costruttori.

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